
Divinità maschili nell’Induismo: Ganesha, Hanuman e Agni
Quante divinità esistono nell’Induismo? Non c’è una risposta precisa.
Si sente spesso parlare di 330 milioni di dèi, ma non significa che qualcuno li abbia realmente contati: è un numero tradizionalmente utilizzato per rendere l’idea dell’immensa varietà di forme attraverso cui il divino può essere concepito e venerato nell’Induismo.
Già i testi antichi mostrano modi diversi di numerare le divinità, in uno di questi si parla di di 33 dèi principali.
Vi ho già parlato di Brahma, Vishnu e Shiva e alcune delle principali forme del divino femminile: il concetto di Devi e Shakti e divinità come Parvati, Druga e Kali.
In questo articolo ci concentreremo invece su altre tre divinità:
Ganesha: il celebre dio dalla testa di elefante, che rimuove gli ostacoli delle vita;
Hanuman: il dio del coraggio, della forza e della devozione;
Agni: l’antichissima divinità del fuoco, ancora oggi fondamentale nei rituali.
GANESHA: il dio che rimuove gli ostacoli della vita
Ganesha è probabilmente una delle divinità indù più facili da riconoscere: corpo umano, testa di elefante, ventre prominente e spesso quattro braccia.
È figlio di Shiva e Parvati ed è soprattutto il dio dei nuovi inizi, della saggezza e della rimozione degli ostacoli.
Viene spesso venerato prima di iniziare qualcosa di importante: un viaggio, un matrimonio, un’attività lavorativa, uno studio o una cerimonia religiosa.
L’immagine di Ganesha in India è ovunque, come la svastica, che mantiene il suo significato originario di simbolo di buon augurio. Se la svastica porta fortuna, Ganesha aiuta nel rimuovere gli ostacoli. Un coppia perfetta.
Il suo vahana, l’animale associato alla divinità, è il topo. Un accostamento curioso: una delle divinità più riconoscibili per la sua enorme testa di elefante viene accompagnata da uno degli animali più piccoli.
Durante la Ganesh Chaturthi, una delle principali feste dedicate al dio, vengono realizzate statue di Ganesha che vengono venerate per alcuni giorni e poi portate in processione e immerse nell’acqua. La festa è particolarmente importante nel Maharashtra (uno stato dell’India occidentale) e a Mumbai, ma Ganesha è venerato ben oltre questa regione.
Perché Ganesha ha la testa di elefante?
La storia più conosciuta della testa di elefante di Ganesha non viene dai Veda, ma appartiene alla tradizione mitologica di testi sacri successivi ai Veda.
Esistono diverse versioni del mito che spiega la testa di elefante di Ganesha.
In una delle più diffuse, raccontata nello Shiva Purāṇa, Parvati crea suo figlio Ganesha (sì, lo crea da sola, non nasce dall’accoppiamento fisico con Shiva) e gli ordina di sorvegliare la porta di casa.
Shiva ritorna, Ganesha non lo riconosce e gli impedisce di entrare. Shiva, furioso, lo decapita.
Quando Shiva scopre che ha appena decapitato suo figlio, deve rimediare al disastro. Ordina quindi ai suoi seguaci di cercare il primo essere vivente e di portarne la testa: sarà quella di un elefante, che riporterà in vita Ganesha.
HANUMAN: il dio della forza e della devozione
Hanuman è una delle divinità più amate dell’Induismo, è immediatamente riconoscibile per il suo volto da scimmia, il corpo umano e la lunga coda.
La sua forza fisica è enorme, ma è sempre accompagnata da umiltà e lealtà. Per questo viene invocato per ottenere coraggio, forza e protezione e per affrontare situazioni difficili.
È uno dei protagonisti del Ramayana, il grande poema epico indiano che racconta le vicende del principe Rama. Hanuman è il suo devoto più fedele.
Ed è proprio questa devozione a spiegare perché Hanuman sia così venerato: rappresenta forza, coraggio, lealtà e devozione assoluta. Non mette la propria enorme forza al servizio di se stesso, ma di Rama. Per questo è considerato uno dei grandi simboli della bhakti, la devozione verso il divino.
È facile riconoscerlo: oltre al volto da scimmia e alla coda, viene spesso raffigurato con una mazza oppure mentre trasporta una montagna.
AGNI: il dio del fuoco
Agni è una delle divinità più antiche dell’Induismo: era già centrale nei Veda, i testi sacri più antichi della tradizione hindu.
È il dio del fuoco, ma il suo ruolo va ben oltre quello di rappresentare semplicemente le fiamme.
Nei rituali vedici Agni è soprattutto il tramite tra gli esseri umani e gli dèi: le offerte vengono deposte nel fuoco e, simbolicamente, è Agni a trasportarle nel mondo divino.
Ed è proprio per questo che, anche se oggi non vedrete templi dedicati ad Agni con la stessa frequenza di quelli di Shiva o Ganesha, il fuoco continua a essere fondamentale in moltissime cerimonie hindu.
Se partecipate a un havan o homa, cioè una cerimonia rituale del fuoco, vedrete offerte come ghee, cereali, erbe o altri elementi versati nelle fiamme mentre vengono recitati mantra. Il fuoco non è semplicemente acceso per creare atmosfera: è parte centrale del rito e rappresenta la presenza di Agni e il collegamento con il divino.
Agni non si trova facilmente sotto forma di statua, ma quando viene rappresentato è spesso riconoscibile per:
► colore rossastro, legato naturalmente al fuoco
► fiamme che circondano la testa o il corpo
► talvolta due teste o più braccia, a seconda della tradizione
► l’ariete, o un caprone, il suo vahana, l’animale associato alla divinità.
Agni è una divinità antichissima che non ha bisogno di essere continuamente rappresentata con un volto, perché è presente ovunque.
Il modo più facile per “incontrare” Agni in India non è cercarne una statua, ma osservare il fuoco rituale.
Ogni volta che il fuoco sacro viene acceso, Agni è presente.
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