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Rituale Ganga Aarti - Varanasi

Viaggiando in India vedrai sicuramente molti rituali religiosi: nei templi, sulle rive dei fiumi, davanti a piccoli santuari incastrati tra due negozi e perfino lungo la strada. 

Vedrai persone che offrono fiori e cibo a una statua, sacerdoti che muovono grandi lampade accese davanti al Gange e famiglie che accompagnano un defunto verso una pira funeraria.

Tra i vari rituali indù, tre sono particolarmente importanti da conoscere: Puja, Ganga Aarti e Antyeshti.


Tutte le informazioni su India e Induismo che trovi sul mio blog, posso raccontartele di persona se vieni con me in India, nel viaggio di gruppo che organizzo ogni anno.


PUJA: il rituale più diffuso

La Puja è probabilmente il rituale indù che incontrerai più spesso durante un viaggio in India.

La vedrai nei grandi templi, nelle case, davanti ai piccoli santuari lungo la strada e, se passi da Varanasi, è molto facile che qualcuno ti proponga di partecipare personalmente a una Puja sulle rive del Gange.

In maniera molto semplice, durante una Puja la divinità viene onorata attraverso gesti, preghiere e offerte.

Rituale della Puja in India - offerte alle divinità

Possono essere utilizzati fiori, acqua, incenso, frutta, dolci, latte e candele o lampade accese. A volte l’immagine della divinità può essere lavata, vestita, profumata, adornata di fiori e gioielli e ricevere del cibo.

Il cibo offerto può poi tornare ai fedeli sotto forma di prasad, cioè un’offerta che, dopo essere stata presentata alla divinità, viene condivisa e ricevuta dai fedeli come benedizione.

Cosa significa davvero “fare una Puja”?

Non si tratta semplicemente di un’offerta a una divinità.

Dietro una Puja può esserci un’intenzione molto personale. Si può fare una Puja per:

➜ chiedere protezione, salute o fortuna
➜ affrontare un momento importante della vita
➜ superare un ostacolo
➜ pregare per una persona cara
➜ ringraziare per qualcosa che si è ricevuto

Si può naturalmente compiere anche senza chiedere nulla in cambio, semplicemente come gesto di devozione verso la divinità.

Il motivo per cui si compie il rito è così importante che nella tradizione indù esiste un termine specifico: sankalpa.

Il sankalpa è, detto in maniera semplice, l’intenzione o il proposito con cui si compie il rituale. Può riguardare la salute, la famiglia, un matrimonio, un viaggio, un nuovo progetto, la memoria di una persona morta o praticamente qualsiasi momento della vita a cui si voglia dare energia.

Quindi, se durante un viaggio in India qualcuno ti propone di fare una Puja, la domanda da porsi è “Con quale intenzione voglio fare questa Puja?”

Perché è proprio quell’intenzione a dare al rituale una dimensione personale.

Durante una Puja sentirai facilmente campane, mantra e canti e vedrai incenso e piccole fiamme. Ed è proprio qui che incontriamo un altro rituale molto importante: l’Aarti.

GANGA AARTI: la luce offerta alla Dea Ganga

L’Aarti è un rituale della luce che può essere rivolto a diverse divinità.

Una fiamma, generalmente prodotta da una lampada alimentata con olio o ghee, viene fatta ruotare come forma di offerta e venerazione, spesso accompagnata da mantra, campane, musica e canti.

Se hai visto fotografie di Varanasi con sacerdoti che sollevano enormi lampade accese davanti al fiume, probabilmente non stavi guardando solo un rituale Aarti, ma stavi guardando una Ganga Aarti.

La Ganga Aarti è una forma specifica dell’Aarti, nella quale l’offerta è rivolta alla Dea Ganga: il fiume Gange nell’Induismo non è considerato semplicemente un fiume, ma la manifestazione di questa divinità femminile.

Rituale Ganga Aarti - Varanasi

La Ganga Aarti più conosciuta dai viaggiatori è quella che si svolge ogni sera al Dashashwamedh Ghat e in altri ghat di Varanasi, ma anche in altre città come Haridwar e Rishikesh.

La Ganga Aarti inizia con il suono profondo dello shankha, la conchiglia rituale: un suono che nella tradizione indù richiama l’Om, la vibrazione primordiale dell’universo, e annuncia l’inizio del rito.

Tutto il rituale è accompagnato da mantra e campane. Poi arriva il fuoco, il cuore della cerimonia.

I brahmini sollevano grandi lampade di ottone, alimentate con ghee, il burro chiarificato, o con canfora, e le muovono ritmicamente davanti al fiume.

Luce e fuoco vengono offerti alla Dea Ganga come gesto di venerazione.

Offerta alla Dea Ganga

Alla fine del rito anche i fedeli possono partecipare lasciando scivolare sull’acqua piccoli diya, ciotoline realizzate con foglie e riempite di fiori, al cui centro viene accesa una piccola fiamma. Al calare della sera, il Gange si riempie così di piccole fiamme.

A Varanasi la cerimonia è diventata anche uno degli eventi più fotografati della città. Per un turista può sembrare quasi una grande coreografia, ma è importante ricordare che non nasce come spettacolo per i visitatori: è a tutti gli effetti un rituale religioso.

ANTYESHTI: i riti funebri indù

Il terzo rituale è probabilmente uno degli incontri culturali più forti che si possano vivere in India: Antyeshti è il termine con cui si indica l’insieme dei riti funebri indù.

La cremazione è il rito funebre più diffuso tra gli indù, ma non è universale e non riguarda tutti gli indiani.

In alcune tradizioni vengono infatti sepolti, per esempio, bambini molto piccoli, alcuni sadhu e asceti e appartenenti a specifiche comunità.

Come in tutti gli aspetti della religione induista, anche per la morte non esiste una regola ufficiale: i rituali funebri cambiano in base alla regione, alla comunità e alla tradizione familiare.

La cremazione avviene in molti luoghi in India, ma Varanasi occupa un posto particolare ed è per questo che molto probabilmente un viaggiatore potrà assistere alle cremazioni proprio a Varanasi, dove avvengono pubblicamente lungo il Gange.Approfitto per ricordare che non si tratta di uno spettacolo per turisti, ma del funerale di una famiglia.

Kashi, uno dei nomi sacri di Varanasi, è considerata uno dei luoghi più importanti in cui morire: secondo la credenza, morire qui può condurre al moksha, la liberazione dal samsara, il ciclo delle rinascite, con la grazia di Shiva.

I riti funebri possono comprendere la preparazione e il lavaggio del corpo, preghiere e offerte, il trasporto del defunto verso il luogo della cremazione, l’accensione della pira da parte di un familiare, la successiva raccolta delle ceneri. Nei giorni successivi possono poi seguire altri rituali dedicati al defunto e agli antenati.

Il rito della cremazione merita un approfondimento a parte: dal trasporto del corpo, all’arrivo ai burning ghat, dalla preparazione della pira all’accensione del fuoco. Se vuoi approfondire puoi continuare la lettura del mio articolo su come avviene la cremazione dei corpi a Varanasi.

Tre rituali molto diversi, una stessa presenza del sacro

Puja, Ganga Aarti e Antyeshti raccontano tre momenti completamente diversi: il rapporto quotidiano con la divinità, l’offerta rituale della luce e il passaggio dalla vita alla morte.

Eppure, viaggiando in India, possono apparire sorprendentemente vicini.

È una delle differenze che probabilmente noterai di più rispetto all’Italia: la religione non è necessariamente confinata dentro un edificio o separata dalla vita quotidiana. Può comparire davanti a un negozio, lungo una strada, sulla riva di un fiume, durante una festa o accanto a una pira funeraria.

Capire almeno il significato di questi tre rituali permette quindi di guardare molte delle scene che incontrerai durante un viaggio in India non semplicemente come qualcosa di insolito o “esotico”, ma come parte di un sistema religioso e culturale ancora profondamente vivo.

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