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[Articolo aggiornato a gennaio 2026]

L’India è l’unico paese in cui torno ogni anno.

I primi anni viaggiavo esplorando l’India, poi sono sempre tornata a Varanasi, un paio di mesi ogni anno, ogni inverno.

Perché Varanasi? 

Perché è un luogo magico, di un’intensità unica la mondo, abitato da energie inspiegabili. 

Ne ho già parlato in questo breve post fotografico, ho descritto i burning ghat e riflettuto sulla concezione della morte. 

Varanasi mi ha aiutato a superare la morte prematura di mio padre, per me è un luogo importante che ha segnato un momento significativo della mia vita.

E’ tra le città più antiche del mondo, sempre state abitate, mai abbandonate, e forse questo spiega la sua intensità energetica.

In questo momento della mia vita non sento la necessità di viaggiare freneticamente da un posto all’altro per vedere luoghi, non è quello di cui ho bisogno adesso. 

Torno a Varanasi perché ho bisogno di stare da sola con me stessa, fare ordine. 

L’India ha il potere di distruggerti, e anche di questo ho già parlato –> India, Ti amo, ti odio, ti maledico.

Proprio perchè ti distrugge, dopo hai l’opportunità di fare ordine e rinascere. Esattamente come sostiene l’induismo: non esiste rinascita, senza la morte. 

Esattamente come nella nostra società occidentale sosteniamo che una crisi è un’opportunità per rinascere. 

Sono qui per destrutturarmi e ristrutturarmi, pensare, conoscere, conoscermi e scrivere.

Nel 2012 ho avuto la fortuna di arrivare in una guest-house gestita da persone accoglienti che mi hanno fatto sentire a casa.

Mi protegge la mafia indiana :)

 

L’arrivo a Varanasi

E’ tra le guesthouse peggiori di tutta Varanasi, ma per me è casa. 

Nelle stanze le coperte sono le stesse da mesi, impregnate dal sudore di chissà quanti viaggiatori, e la pulizia lascia a desiderare, ma quello che a me interessa, soprattutto se devo trattenermi a lungo, è la cordialità e la disponibilità delle persone. Penso io a rendere pulita e accogliente la stanza. 

Ogni anno al mio arrivo, disinfetto e pulisco la stanza, compro lenzuola nuove, qualche tappetino per il bagno.un boiler per il caffè (tutto questo a 17€ circa) e in un paio di giorni la mia camera è pronta per il mio lungo soggiorno. 

Ho creato io il mio nido, anche questo fa parte di un percorso interiore.

Eccomi di nuovo qui, alla Maa Vishnu guest-house, al Shivala Ghat, ormai da un paio di settimane: adesso c’è il wifi e l’acqua calda in tutte le camere, ma nel 2012, quando arrivai la prima volta, questi servizi non esistevano.

La “mia” camera, la stessa dal 2012, è quella all’ultimo piano, quella che nessuno vuole perché ci sono tante scale, ma è l’unica con un piccolo balconcino che dà sui tetti delle case, luoghi utilizzati e abitati, non come i nostri tetti. 

Quindi dal mio balconcino interagisco coi vicini, assisto a cerimonie, chiacchiere e litigi :) 

I vicini sono molto chiassosi: sento quando litigano, quando fanno l’amore, quanto cucinano; quindi anche se sono nella mia stanza, sono costantemente partecipe della vita quotidiana di una famiglia indiana (ammetto che a volte devo mettermi i tappi per le orecchie, soprattutto quando litigano). 

Quando voglio bere un chai e socializzare scendo al piano terra e trovo Dinesh, il proprietario, e Raju, sempre contenti di chiacchierare e altri viaggiatori di passaggio. 

Quando voglio vivermi Varanasi esco e so – con certezza – che qualcosa succede. 

Qui accade sempre qualcosa, ogni giorno, non c’è bisogno di andare a vedere un tempio o di cercare attrazioni. Un festa in strada, un rito sul Gange, processioni religiose, litigi alla indian drama, una mucca che partorisce sotto casa, cani da salvare, incontri con viaggiatori o famiglie indiane che ti invitano a bere un chai. A volte mi prendo dei giorni di riposo per leggere e scrivere e me ne sto nella mia stanza, altrimenti il mio cervello è sovra-stimolato.

La mia giornata tipo 

(prima di cominciare a soccorrere i cani di strada)

Mi alzo e vado al Manasarowar Ghat a fare due ore di yoga in una stupenda terrazza vista sul Gange; nel pomeriggio adoro camminare lungo i ghat in riva al fiume, osservare i bambini che corrono con il loro aquilone, le donne che stendono i panni, le cucciolate di cani,  i sadhu in meditazione, chi gioca a carte, chi a cricket, le bancarelle di cibo, i barcaioli a caccia di turisti. 

Vita pulsante. 

E’ vita pulsante anche quando passo di fronte ai burning ghat, dove bruciano i morti sulle pire. Anche qui i bambini giocano, gli uomini chiacchierano, ridono e sputano.

Non cerco nulla, mi comporto in base a ciò che accade: cammino, mi perdo tra i vicoli o prendo un risciò ed esploro i dintorni oppure torno a casa a leggere e a scrivere. 

A volte mi concedo un massaggio. 

L’altro ieri ho conosciuto degli studenti, sono salita in moto, siamo andati in università e ho assistito a una lezione. La sera sono andata a cena coi professori.

 Ogni giorno è una sorpresa.

Il chai delle 17 è un appuntamento fisso con Dinesh e verso le 18 vado al burning ghat per un’oretta, p la mia forma di meditazione. 

La sera mi guardo un film, leggo o scrivo. Insomma, una bella vita: nessuno mi disturba, nessuno pretende nulla, gestisco il mio tempo e le mie conoscenze solo in base alle mie esigenze e sto con me stessa, ultimamente la trovo un’ottima compagnia.

Aggiornamento 2017

Qualche giorno fa ho trovato dei cuccioli in condizioni ripugnanti, che preferisco non descrivere. Sono andata in farmacia a prendere vari medicinali, ho conosciuto altri volontari e adesso dedico gran parte della giornata a prendermi cura, come posso, dei cani di strada. 

Addio massaggi e relax, ma aiutare chi ne ha bisogno è la cura migliore per ogni cosa.

Aggiornamento 2026

Sono di nuovo qui, dopo i due anni di Covid passati in Norvegia, nella tundra artica, ho ripreso la mia abitudine di passare l’inverno a Varanasi.

Che bello tornare qui, anche se oggi Varanasi è cambiato molto. Moltissimo.

E’ diventata una destinazione turistica rinomata e ci sono sempre moltissimi turisti indiani, l’India è in pieno boom economico. La cosa brutta è che la società si sta occidentalizzando a ritmi rapidissimi e gli stessi indiani non hanno rispeto per la loro stessa cultura, e si accalcano attorno alle pire per fotografare le cremazioni, cosa che è sempre stata vietata. 

Comments:

  • Marta

    8 Giugno 2018

    L’India mi affascina, ancor piu’ se descritta come lo fai tu.
    E’ un luogo che voglio assolutamente vedere magari quest’autunno.
    Il fatto che tu ci sia andata sola mi conforta in parte perche’ ho svariati dubbi
    riguardo al viaggio in solitaria …
    Rientro in Italia dopo 2 anni all’estero e ho gia’ voglia di ripartire.
    Continuo nella lettura del tuo blog.

    Grazie.

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