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Turismo sostenibile nelle isole

Spiagge bianche, acque cristalline e barriere coralline incontaminate: ecco cosa sogniamo quando pianifichiamo un viaggio in un’isola tropicale. Purtroppo però non è sempre quello che troviamo, anzi, spesso le spiagge bianche sono invase da orde di turisti, le acque cristalline sono popolate dalla plastica e non dai pesci, e le barriere coralline sono distrutte e disabitate.turismo-sostenibile-isole

Le piccole isole sono ecosistemi delicati e vulnerabili a causa delle loro risorse limitate e delle scarse infrastrutture. Proprio per questo il turismo di massa le mette più a rischio. Il pericolo è che, se non c’è un impegno del governo locale a tutelare il territorio, la fiamma del turismo di massa consumi e bruci in pochi anni tutto l’ecosistema, lasciandone solo un ricordo. E a questo si aggiungono i problemi dovuti ai cambiamenti climatici globali, come l’innalzamento del livello del mare e l’aumento della temperatura degli oceani.

La questione della conservazione del territorio è molto complessa, dato che molte isole dipendono proprio dal turismo come fonte principale di guadagno. Più turisti = più denaro, per questo spesso e volentieri si tende a trascurare i limiti del territorio e si pensa solo al profitto, cementificando, deforestando, stravolgendo la vita delle popolazioni locali.

E noi cosa possiamo fare? Possiamo fare la nostra parte. Possiamo rispettare l’ambiente, e fare in modo che il nostro impatto sull’economia dell’isola sia positivo, ad esempio alloggiando nelle strutture gestite dai locali. Possiamo informarci e scegliere di essere viaggiatori sostenibili.

Come comportarsi quindi, quando si è in vacanza in una piccola isola?

NON SPRECARE L’ACQUA

Ti sei mai chiesto da dove arriva l’acqua dolce nelle isole? Principalmente dalla raccolta dell’acqua piovana, dalle falde acquifere sotterranee (sempre acqua piovana filtrata attraverso il terreno e depositatasi), dalla desalinizzazione del mare, dall’importazione da altri paesi. Quando non piove quindi, reperire acqua dolce diventa un problema. Proviamo a pensare a una piccola isola le cui scarse risorse d’acqua devono bastare per il fabbisogno giornaliero dei suoi 30.000 abitanti (per bere, lavarsi, coltivare i campi ecc…).

Proviamo a pensare quando, in quella piccola isola inizia la stagione turistica e, oltre a quei 30.000 abitanti, ne arrivano altri 40.000. Senza contare che spesso, questi 40.000, provengono da paesi con abbondanti risorse idriche e quindi abituati a usare quotidianamente molta più acqua di quella usata in media dalla popolazione locale. Per molte isole quello della scarsità d’acqua è un problema serio, cerchiamo quindi di esserne consapevoli, di non sprecarla e di limitarne il consumo.

 

PRODURRE MENO RIFIUTI POSSIBILI

Masse di turisti = masse di spazzatura. E dove va a finire la spazzatura in una piccola isola dove non ci sono inceneritori o sistemi di riciclaggio? Esatto, in mare. Generalmente la situazione è questa, a meno che non iniziamo a comportarci diversamente e spezziamo questa catena. Siamo ancora lontani da uno stile di vita zero waste, ma possiamo almeno limitare la quantità di rifiuti che produciamo. Diciamo no alla plastica monouso e ricicliamo il più possibile, altrimenti i paradisi tropicali che sogniamo a breve saranno appunto, solo un sogno.

gestione rifiuti isole

Che la situazione sia grave lo dimostra il fatto che negli ultimi anni molti governi hanno preso provvedimenti contro l’inquinamento da plastica nelle isole: le isole Tremiti, Capri, Procida e Ischia hanno detto no alla plastica. A Lampedusa e Linosa sono vietati i sacchetti di plastica e i contenitori monouso, e il sindaco ha avviato una collaborazione con i pescatori perché raccolgano la plastica che trovano in mare. Hawaii e Seychelles hanno bandito i sacchetti di plastica. Ad Aruba il governo ha vietato non solo i sacchetti, ma anche la commercializzazione di stoviglie monouso e di creme solari con Oxybenzone, sostanza che provoca lo sbancamento dei coralli.

 

NON USARE PRODOTTI CHIMICI

Sapevi che la tua crema solare uccide i coralli? Proprio così, la maggior parte delle creme solari in commercio è nociva per gli organismi marini. L’ingrediente più pericoloso (ma non l’unico) si chiama Oxy Benzone, dimostratosi incredibilmente dannoso per il corallo. Ovviamente è giusto proteggere la pelle dal sole, ma lo si può fare usando delle creme naturali, senza danneggiare l’ambiente marino.prodotti chimici e coralli

Allo stesso modo, pensiamo a dove vanno a finire tutti i prodotti chimici che usiamo. Ad esempio, quando ci facciamo la doccia dopo una giornata in spiaggia, specialmente se ci troviamo in un’isola, è facile che tutto quello che utilizziamo per lavarci vada a finire direttamente in mare. Quindi il mio consiglio, se non lo fai già, è di usare prodotti naturali, che non inquinino l’acqua con microplastiche e petrolati. E poi, se questi prodotti sono così nocivi per l’ambiente, tanto bene non faranno neanche alla nostra pelle, non credi?

 

CONTRASTARE LA STAGIONALITÀ

Alzi la mano a chi piace fare il bagno in spiagge affollatissime, fare la coda al bar e trovare alloggi a prezzi esorbitanti. Nessuno, vero? Un problema grave di molte isole è che i turisti arrivano troppi e tutti insieme nei pochi mesi di alta stagione. Il sovraffollamento crea disagio per i turisti stessi, oltre che per la popolazione locale. Se quelle stesse persone invece arrivassero frazionate lungo tutto il corso dell’anno, sarebbero una risorsa immensa per l’economia dell’isola. I giovani dei villaggi locali non dovrebbero emigrare in altri luoghi in cerca di lavoro e l’economia piano piano si svilupperebbe.

Non è sempre possibile visitare un’isola fuori stagione, per via di condizioni climatiche come monsoni e alte maree, e le ferie concentrate sempre ad agosto, ma quando si può, perché non provare? Vedresti il luogo da un’altra prospettiva, risparmieresti sul biglietto aereo ed eviteresti la mole di vacanzieri.

 

ALLOGGIARE IN STRUTTURE ECO-FRIENDLY

Un anno fa mi trovavo in viaggio nelle isole Phi Phi, tra le più famose della Thailandia. Ricordo di essere rimasta molto colpita da una foto che mostrava l’isola di Phi Phi Don prima e dopo lo Tzunami del 2004. Lo tzunami aveva spazzato via ogni cosa, nonostante la terribile tragedia, questa poteva essere un’occasione per ricostruire hotel e appartamenti in modo meno aggressivo, senza deturpare il paesaggio. Al contrario, pochi anni dopo, sono sorti una miriade di hotel, case, appartamenti, tutti ammassati nel ristretto spazio edificabile dell’isola e ora a dividere il mare da questi giganti di cemento ci sono solo pochi metri di spiaggia.

turismo-sostenibile-isole

Noi viaggiatori non abbiamo potere su queste decisioni, ma possiamo comunque scegliere dove alloggiare tenendo presente l’impatto che abbiamo sull’ambiente. Fortunatamente stanno nascendo sempre più strutture eco-friendly, edifici ad alti livelli di efficienza energetica e case di legno ben integrate nel paesaggio circostante. Ecologico non vuol dire spartano, ormai si può avere una vacanza di lusso anche rispettando il nostro
fragile pianeta.

 

SOSTENERE LA CULTURA LOCALE

Non bisogna dimenticare che la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche la popolazione. Le comunità che vivono nelle isole sono spesso molto distanti dal nostro modo di vivere occidentale, hanno altre usanze, altre abitudini, altri ritmi. Con l’arrivo dei turisti però, cercano di venire incontro alle loro necessità per poter ricavarne un guadagno. In molti casi questo porta ad una perdita della cultura locale. Mi spiego meglio: se tutto quello che ci interessa in vacanza è avere un bar che serva caffè e gelato all’italiana, alla lunga i piccoli ristoratori del luogo chiuderanno i loro locali tipici per aprire un bar che serva caffè, pizza e gelato.

Se invece andiamo in un luogo anche per scoprirne la cultura, interessiamoci a ciò che c’è di autentico attorno a noi: impariamo a suonare uno strumento, una danza locale, facciamo un giro sulle barche tipiche dell’isola.

È importante sostenere gli artigiani locali, comprando nelle loro botteghe e fermandosi a mangiare nelle locande della gente del posto, così che non debbano chiudere per far posto ad un altro ristorante internazionale.

Spero che il mio articolo ti abbia offerto qualche spunto interessante, e tu, come ti comporti quando viaggi nelle isole? Fammelo sapere con un commento.


Articolo di Angela del blog whoseworldisthis.it . Viaggiatrice responsabile che ama scoprire cose nuove, mettersi alla prova e imparare. Crede in un turismo più consapevole, dove i turisti sappiano prendersi cura della bellezza che ci circonda. Puoi seguire Angela su Facebook e Instagram



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