
I testi sacri dell’induismo: contenuti e ordine cronologico
Se stai cercando “il libro sacro dell’Induismo”, non lo troverai.
L’Induismo ha tantissimi testi sacri, nati in epoche diverse e con funzioni diverse: alcuni sono più rituali, altri filosofici, altri ancora raccontano miti e storie sulle divinità.
In questo articolo voglio fornirti una panoramica, perché prima di entrare nei dettagli è necessario capire come orientarsi in questa complessa tradizione di testi, nati in epoche diverse, trasmessi oralmente, ampliati e rielaborati nel corso dei secoli.
MAPPA CRONOLOGICA E CONTENUTI DEI TESTI SACRI
Prima di entrare nei singoli testi, guarda il loro ordine temporale.
Le date sono indicative, perché molti di questi testi sono stati tramandati oralmente e ampliati nel corso di secoli.
Śruti → ciò che è stato udito
VEDA → inni, rituali e conoscenza sacra più antica
→ circa 1500 – 500 a.C.
→ contengono anche le Upanishad antiche: riflessioni filosofiche su sé, karma, samsara e liberazione → circa 700–300 a.C
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Smṛti → ciò che è ricordato e tramandato
RAMAYANA
→ storia di Rama, Sita e Hanuman; dovere, lealtà e giustizia
→ circa 500 a.C – 200 d.C
MAHABHARATA
→ grande conflitto familiare e riflessione sul dharma
→ circa 400 a.C – 400 d.C
→ contiene anche la Bhagavad Gita: dialogo tra Krishna e Arjuna su azione, dovere, devozione e liberazione → circa 200 a.C – 200 d.C
PURĀṆA → miti e storie delle divinità
→ circa 300 – 1000 d.C.
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Tāntrika Śruti → ciò che è stato udito
ĀGAMA E TANTRA
→ rituali, mantra e pratiche spirituali
→ circa 500 – 1200 d.C.
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Hai notato che la Bhagavad Gita – il testo più noto in Occidente – non è il testo più antico ed è solo una piccolissima parte dei testi indù? Inoltre non nasce come testo autonomo, ma fa parte del Mahabharata.
Andiamo ora ad esplorare questi testi sacri, riassumendone i contenuti.
I Veda: i testi più antichi
1.500 – 500 a.C
I Veda sono i testi più antichi della tradizione hindu: sono molto più antichi dei manoscritti fisici che ci sono arrivati dal 1.500 a.C, perché furono trasmessi oralmente per secoli.
Sono infatti considerati śruti, che significa letteralmente “ciò che è stato udito”: una conoscenza rivelata e trasmessa dagli antichi saggi.
I Veda sono quattro:
► Rigveda
► Yajurveda
► Samaveda
► Atharvaveda
Non immaginateli però come quattro libri nel senso moderno del termine. Ognuno comprende diversi tipi di testi e materiali, sviluppati in periodi differenti.
I testi vedici si distinguono infatti in Samhita, Brahmana, Aranyaka e Upanishad. Ti sta già girando la testa? Ti avevo avvertito :) Per questo serve prima di tutto una panoramica dall’alto. Spiegato in maniera semplice:
Samhita → inni, formule e preghiere
Brahmana → spiegazioni dei rituali e dei sacrifici
Aranyaka → testi che iniziano a dare un significato più spirituale ai rituali
Upanishad → riflessioni sempre più filosofiche sulla realtà, sull’essere umano e sul divino
Le Upanishad
Le Upanishad fanno quindi parte della tradizione vedica, ma meritano uno spazio a parte perché è il momento in cui l’attenzione si sposta dai rituali verso domande esistenziali come:
Che cos’è veramente l’essere umano?
Che rapporto c’è tra il nostro sé più profondo e la realtà assoluta?
Che cosa succede dopo la morte?
Come si può uscire dal ciclo delle rinascite?
È nelle Upanishad che troviamo alcune delle riflessioni più antiche su concetti che diventeranno fondamentali nell’Induismo, come Ātman, Brahman, karma, samsara e moksha.
Il Ramayana
500 a.C – 200 d.C
Il Ramayana è uno dei grandi testi narrativi dell’Induismo e racconta la storia del principe Rama, considerato un avatar di Vishnu, di sua moglie Sita e della lotta contro il re-demone Ravana.
È anche il testo in cui troviamo Hanuman, il dio-scimmia simbolo di forza, fedeltà e devozione assoluta verso Rama.
Ma il Ramayana non è solo una storia piena di viaggi, battaglie e personaggi memorabili: parla soprattutto di dovere, lealtà, famiglia, giustizia e comportamento morale.
Il Mahabharata
400 a.C – 400 d.C
Il Mahabharata è un testo vastissimo che racconta il conflitto tra due rami della stessa famiglia, i Pandava e i Kaurava, fino alla grande guerra di Kurukshetra.
Tra i personaggi principali troviamo Arjuna, principe della famiglia dei Pāṇḍava, grande guerriero e arciere, e Krishna, considerato un avatar di Vishnu.
Dentro questa storia si intrecciano politica, famiglia, religione, morale e soprattutto il tema del dharma, cioè il dovere e il modo giusto di agire nelle diverse situazioni della vita.
Ed è proprio all’interno del Mahabharata che troviamo uno dei testi più conosciuti dell’Induismo.
La Bhagavad Gita → 200 a.C – 200 d.C
La Bhagavad Gita NON nasce come libro autonomo: è una sezione del Mahabharata.
Il testo racconta il dialogo tra Arjuna e Krishna, poco prima dell’inizio della battaglia di Kurukshetra.
Arjuna guarda il campo di battaglia e si rende conto che dall’altra parte ci sono parenti, amici e maestri. Non vuole più combattere.
Krishna, che in quel momento guida il carro di Arjuna ed è considerato un avatar di Vishnu, gli parla del concetto di Ātman (“anima” che va oltre alla vita del corpo fisico) della conoscenza, della devozione e della liberazione spirituale.
È qui che vengono sviluppati alcuni dei concetti più importanti dell’Induismo, come dharma, karma, yoga e moksha.
La Bhagavad Gita è diventata nel tempo uno dei testi indù più letti e conosciuti anche fuori dall’India, proprio perché affronta domande molto universali:
Come agire quando non sappiamo quale sia la scelta giusta?
Come vivere senza essere schiavi dei risultati delle nostre azioni?
Come capire qual è il nostro dharma, il comportamento giusto per vivere in armonia con il mondo?
I Purāṇa: le storie delle divinità
300 – 1000 d.C
Dopo Veda, Upanishad, Ramayana, Mahabharata e Bhagavad Gita arriviamo ai Purāṇa, una vastissima raccolta di testi che si sviluppa soprattutto a partire dai primi secoli d.C. e continua a essere ampliata per moltissimo tempo.
È qui che troviamo molte delle storie sulle divinità che ancora oggi vengono raccontate in India: imprese, lotte tra dèi e demoni, cosmologia, pellegrinaggi e luoghi sacri.
Ad esempio, la storia di Ganesha che perde la testa e riceve quella di un elefante non viene dai Veda: appartiene alla tradizione puranica.
Tradizionalmente si parla di 18 Mahāpurāṇa, cioè i “grandi Purāṇa”, oltre a numerosi testi minori e varianti.
Alcuni sono particolarmente legati a Vishnu, altri a Shiva, altri ancora alla Devi e ad altre divinità.
Āgama e Tantra
500 – 1200 d.C
Gli Āgama e i Tantra si sono sviluppati soprattutto a partire dalla metà del primo millennio d.C; sono particolarmente importanti nelle tradizioni legate a Shiva, Vishnu e alla Devi, il divino femminile personificato.
Qui entriamo nella pratica religiosa: costruzione e organizzazione dei templi, immagini sacre, rituali, mantra, meditazione, culto delle divinità e pratiche spirituali.
Una precisazione è necessaria: quando parliamo di Tantra, non stiamo parlando semplicemente di sesso, come spesso viene fatto intendere in Occidente.
Le tradizioni tantriche sono molto più vaste e comprendono filosofia, rituali, mantra, meditazione, simbolismo del corpo e pratiche spirituali.
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