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Le Forme dell’India – Intervista all’autore Silvio Grocchetti

Silvio Grocchetti, anno 1991, ha vissuto qualche anno ad Edimburgo dove ha studiato giornalismo. E’ sempre stato affascinato dall’India, in particolare era rimasto colpito da una notizia di un villaggio indiano i cui gli abitanti, piantando alberi di mango, hanno abolito e sconfitto la pratica del feticidio femminile, purtroppo molto diffuso in India. Un gesto semplice e rivoluzionario che Silvio voleva conoscere e raccontare. Poi un giorno… ha ricevuto una risposta affermativa per uno stage a Mumbai per un giornale indiano, ed è partito per un viaggio di tre mesi.

Silvio Grocchetti e famiglia indiana

Era la prima volta in un paese “in via di sviluppo” e il tuo primo viaggio in solitaria, come è andata? 

Fare un’esperienza in solitaria, immerso in una cultura totalmente differente dalla propria, per un lungo periodo, non può che alimentare dei cambiamenti, piccoli o grandi che siano, che riguardano principalmente il filtro attraverso cui si guarda alla vita. Fondamentalmente, l’eterogeneità attraverso cui la vita può manifestarsi, una volta che la si sperimenta di persona, fisicamente, non può che lasciare un segno. L’india, poi, è uno splendido quanto tragico teatro di vita: come diceva Moravia, andando in India si fa “l’esperienza dell’India”. Che si può cercare di raccontare, certamente, ma che poi, banalmente, bisogna vivere, sperimentare in prima persona. La vita occidentale, in paesi ricchi, è una vita edulcorata, e per questo intrinsecamente limitata. In India hai la possibilità di trovare sprazzi d’occidente, e poi tutto il suo contrario.

Come è nata l’idea di scrivere un libro e che temi troviamo nelle “Forme dell’India”?

L’idea di scrivere un libro è nata al ritorno in Europa. Penso ci sia voluta una sorta di stacco dall’esperienza per mettere in ordine i pensieri, gli appunti, le situazioni vissute, e quindi osservare come ci potesse essere sia il materiale quanto le esperienze perché potesse prendere forma un libro. Una volta tornato mi sono reso conto che, da una parte, il viaggio aveva avuto come filo conduttore la situazione sociale della donna in India: dal villaggio che sconfigge il feticidio femminile al locale gestito da ragazze vittime di attacco con l’acido, fino alla famiglia del mio contatto del luogo, nella cui abitazione ho avuto modo di vivere, tra donne il cui destino è segnato dalla dote e altre dai matrimoni combinati. D’altro canto, raccontando ad amici l’avventura vissuta, sono stato esortato a scriverne perché non è stato un semplice viaggio, ma un opportunità di crescita, di studio e approfondimento di tematiche importanti.

Situazione della donna in India

Che messaggio vorresti mandare attraverso il libro?

Spero che il lettore possa avere qualche strumento in più per conoscere l’India, e magari cogliere qualche spunto che lo incuriosisca per continuare a leggerne, ad approfondirla. Il libro non pretende di raccontare l’India organicamente: è il libro di un lungo viaggio, di un’esperienza, e vuole fare luce su degli avvenimenti, dei retaggi, dell’esperienze di vita indiana sperimentati in prima persona, osservati e studiati, e magari trasmettere il senso di quel vortice di umanità che ho provato anch’io. Spero che leggendo del viaggio in solitaria di un cittadino occidentale nel fitto di una cultura straniera, il lettore senta la chiamata al viaggio, inteso come esperienza in una cultura altra, percependosi, prima, nudo nella realizzazione dell’unicità del pensiero di vita occidentale che viviamo, e poi, paradossalmente, arricchito da questa stessa nudità. L’india aiuta a ribaltare il concetto tra ciò che reputiamo ricchezza e ciò che reputiamo povertà.

Guidatore di risciò India

Le 7 parole chiave del libro

Nudità e Abbandono: le sensazioni che spero possa provare il lettore; sensazioni di turbamento sano, fertile, quasi catartico.

Femminismo: le storie straordinarie di donne e uomini che hanno avuto il coraggio di trovare soluzioni pratiche a retaggi culturali tragici.

Umanità: banalmente, la realizzazione di come la razza umana sia una e una sola, senza distinzioni di sorta, nonostante tutti gli sforzi quotidiani del nostro micromondo occidentale di ergere muri e quant’altro.

Accoglienza: la realizzazione che meno si ha e di meno si ha bisogno, e l’indiano ha molto da insegnarci al riguardo.

Viaggio: in senso più ampio. L’india è un paese fondato sulla cultura religiosa, che si manifesta in ogni respiro quotidiano: la concezione per cui la vita altro non è che mero viaggio, e la morte un semplice cambio di abiti, può aiutare a dare il giusto peso agli avvenimenti della vita.

Solitudine: ritrovarsi soli, non solo in relazione ad amici o conoscenti, ma anche a tutti quegli oggetti di cui oggigiorno ci muniamo per essere costantemente intrattenuti, permette il piacere dell’osservazione e della scoperta.

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