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La vita nella baraccopoli abusiva dell’Idroscalo di Ostia

Quello che segue è ciò che ho scritto dopo un’immersione di qualche giorno nella baraccopoli abusiva dell’Idroscalo di Ostia (Roma): un crogiuolo di culture addensate in pochi metri quadrati, perché si può viaggiare anche dietro casa. Del resto in questo blog il viaggio è inteso come esplorazione, apprendimento e crescita, poco importa se questo avviene in una baraccopoli dietro casa. 

“Non proseguite per via degli Aliscafi, vi trovereste in mezzo a disgraziati e delinquenti”, è  la raccomandazione di Laura, segretaria dello studio di registrazione “Ostia in musica”, che ha sede in una casa pulita ed ordinata agli inizi della baraccopoli abusiva dell’Idroscalo di Ostia. Come per Laura, per molti degli abitanti di Ostia e Roma questa è una zona pericolosa, un covo di malviventi e disadattati.

L’area degradata, famosa anche perché vi fu trovato il 2 novembre del ’75 il cadavere di Pierpaolo Pasolini, resiste da decenni a vani tentativi di sgomberi e bonifiche. Negli anni ’60 cominciarono i romani a costruire casupole per i soggiorni estivi, e negli ultimi decenni, con le migrazioni, romani e stranieri vi si sono stabiliti rimediando baracche e case a basso costo. Oggi sono 500 le famiglie che da più generazioni vivono all’Idroscalo, organizzandosi alla meglio, affrontando le esondazioni del Tevere e i disagi dovuti alla mancanza d’acqua corrente e di fognature. Vivono tra il mare e il fiume, come in un limbo che dura da 50 anni, e la loro sopportazione ha un limite che sta per essere raggiunto.
Idroscalo Ostia Roma
“Non siamo animali da zoo”, brontola Mario, residente storico dell’Idroscalo.
La gente qui è stanca delle promesse dei politici, dei fotografi ingordi di immagini e dei giornalisti a caccia di notizie.  L’aria è perplessa quando capiscono che non fai parte di nessuna di queste categorie, e allora la gente si concede, ti offre un caffè, una birra e ti apre la porta di casa; una casa spesso costruita con le proprie mani, frutto di tanta fatica, di cui essere fieri: “Mattone su mattone, l’ho costruita io!”, rivela con orgoglio Petru, arrivato qui 10 anni fa dalla Romania, mentre raccoglie qualche foglia di insalata dal suo orticello.
 
Di fianco alla casa di Petru c’è una chiesa, anch’essa abusiva, dove Don Fabio riunisce i membri della comunità. “La solidarietà qui non si trova nella formalità delle riunioni del comitato, è difficile trovare un accordo comune, c’è molta ignoranza e la comunicazione è difficile. Lo spirito di fratellanza si manifesta invece nella quotidianità e nel momento del bisogno”, spiega il sacerdote che da ormai 10 anni dedica la sua vita agli abitanti dell’Idroscalo. Si riferisce a momenti difficili, come quando, il 23 febbraio 2010, Alemanno ordinò un parziale sgombero della baraccopoli inviando un vero e proprio esercito: oltre 500 agenti della polizia municipale affiancati da 300 uomini delle forze dell’ordine, navi ed elicotteri. Vennero demolite una ventina di case. Questa operazione, che fu definita di “Protezione civile” venne a costare circa 3 milioni di euro, la gente venne a conoscenza dello sgombero solo tre giorni prima, leggendolo sul giornale. “Non era necessario un intervento in tenuta anti-sommossa, questo luogo adesso non è più pericoloso come una volta, ma è nell’interesse dei politici farlo passare come zona malfamata. In realtà noi siamo una comunità e vogliamo rimanere uniti ribadisce Don Fabio più di una volta.
 
Mentre la politica tentenna giocando sulla pelle degli abitanti, c’è invece una vita pulsante nel borgo abusivo dell’Idroscalo, che è un quartiere particolare, fuori tempo, costruito soprattutto intorno ai rapporti sociali e personali piuttosto che sui beni materiali. Non mancano lampi di cura e placida normalità: i fiori alle finestre, le biciclette, i cognomi sulle porte, un campo da calcio, i bambini che giocano, le signore che tornano a casa con la spesa, musica, biciclette, gatti e cani. Non regnano certo l’ordine e la pulizia, ma il clima è sereno e cordiale. Sono poche le roulotte e le baracche improvvisate malamente, anzi, alcune case vantano giardini curatissimi, orti, cagnolini con tanto di medaglietta, vigne che si arrampicano su porticati in legno e alberi da frutto. Nel lato che dà verso il fiume si estende l’area balcanica, più fatiscente. “Quelli sono gli ultimi arrivati, sono nomadi, devono ancora sistemarsi”, spiega Emil, rumeno, come per giustificare il disordine del quartiere. Il viale, nonostante i rifiuti e lo stato di abbandono, è colorato da musiche e volti che ricordano il film “Gatto nero gatto bianco” di Kusturica. Un carrello è stato trasformato in una griglia per cucinare, qualche pescatore torna lamentandosi della giornata poco fruttuosa, i bambini giocano a calcio e dalle porte si intravedono donne che cucinano.
Idroscalo ostia
Varcando un cancello bianco si entra a casa di Emil, che vive qui da 15 anni con moglie e figli.  Seduti a tavola: Emil, suo figlio Adi ed il vicino di casa, Tiberio, romano in pianta stabile all’idroscalo da 23 anni. Christina, la moglie, da brava padrona di casa chiede ai suoi ospiti:“Chi vole caffè? Chi vole birra? Tu voi biscotti?”. Si parla di lavoro, di cucina, di mare e di donne, si scherza. “Agli italiani non piace fare muratore, troppo deboli!”, afferma Emil con un sorriso beffardo. “E non sputare sul piatto dove mangi!”, risponde bonario Tiberio. Intanto Christina, tira fuori dall’armadio 4 gattini appena nati “Li terremo tutti!”, esclama gioiosa “tanto vanno d’accordo con il cane”.
Il calore umano asciuga l’umidità che permea le pareti delle baracche, si respira un profondo senso di solidarietà. Si incontra gente di cuore, che si arrabatta, si aiuta, si sostiene, sempre pronta a condividere.



3 Comments

  1. D’accordo con il calore umano,è nella privazione quotidiana che l`umana fratellanza et convivenza tocca l’apice,eppure nonProvengo riesco a non pensare a quanto il territorio deturpato,stuprato,in tutto ciò sembra non avere alcuna importanza,una cornice di fondo assolutamente sesecondaria. Provengo dal basso Lazio,dove l`abusivismo edilizio ha fatto scempio di un territorio unico nel suo genere. Ascoltando interviste ad abitanti storici dell’Idroscalo ho sentito che il rammarico per un macato riconoscimento,per l`effettuata bonifica fatta negli anni lascia sgomenti….. Che queste persone ovviamente oggi non possono più essere allontanate è chiaro,ma resta il fatto che quel territorio deve essere recuperato,riportato ad una condizione di vivibilità degna di una nazione civile,che i suoi abitanti debbano essere considerati cittadini al pari di tutti gli altri,è come tutti gli altri debbono concorrere ad un cotributo verso il territorio che COMUNQUE è stato occupato abusivamente.

  2. Mi sorprendo sempre quando vedo la bontà di chi vive nella povertà. Forse è vero che chi ha poco riconosce di più il valore dei rapporti umani e sviluppa più fiducia nel prossimo.

  3. Il calore umano asciuga l’umidità che permea le pareti

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