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Per le strade di Ho Chi Minh City, ex Saigon, ci sono gli addobbi natalizi, come in molte altre città in tutto il mondo, ma invece dei babbi natale, le stelle o le renne, ci sono falce e martello luminosi ovunque. 
Comunismo Vietnam
Comunismo? In Vietnam di comunismo, inteso nell’interpretazione tipica, è rimasto ben poco… ormai il capitalismo ha conquistato tutti e tutto. Se prima capitalismo e comunismo erano in contrapposizione adesso non lo sono più, anche la Cina ne è un esempio. Penso che il comunismo al giorno d’oggi sia anacronistico, i paesi che si definiscono tali lo sono solo in parte (soprattutto nelle restrizioni) e non lo sono nella sua essenza primaria che presuppone degli strati sociali egualitari e si contrappone al capitalismo. Non si può più parlare di paesi comunisti, se c’è un comunismo dichiarato questo non rispecchia più le sue ideologie originarie e di conseguenza non è lo è più.

Ho Chi Minh è stato un grande uomo, ma il partito non ha continuato la sua stessa strada e il capitalismo ha già avuto la meglio. Qui la Honda ha stabilito delle sue fabbriche già nel ’96, ora per le strade del Vietnam girano 28 milioni di scooter; considerando che ci sono circa 84 milioni di abitanti, dal ’96 ad oggi più di 1/3 della popolazione ha acquistato un motorino. Le strade delle città sono passate dai piacevoli intasamenti di biciclette ai rumorosi e inquinanti intasamenti di motorini. 

Il simbolo del Vietnam non è più il nón lá, il tipico cappello a cono, ma una mascherina antismog che indossano tutti. Questo è sviluppo?
 
Il Vietnam sta vivendo un periodo di boom economico, come l’Italia negli anni 50/70, la gente si sta arricchendo e tutti vogliono sempre di più. Il Partito come gestirà la situazione? Molto difficilmente i privilegiati arricchiti accetterebbero di rinunciare al proprio surplus di benessere per il bene comune.
Nelle strade delle grandi città il Partito ha sempre avuto i suoi altoparlanti con i quali fare propaganda (cominciano alle 7 ogni mattina), ma ora la propaganda consiste in “comprate questo shampoo e questo motorino, oggi ci sarà il sole con pioggia leggera”…. come una radio, solo che è imposta a tutti, nell’ora in cui vuole il Partito, e non puoi spegnerla.
La scorsa settimana in un locale di Hanoi ho incontrato un businness-lawyer (come si è auto-definito) italiano sui 25 anni in cerca di nuovi investitori europei in Vietnam da assistere nelle pratiche col governo (facilmente corruttibile). “Se in Italia paghi 1000 euro al mese un dipendente, qui lo paghi 1000 euro all’anno, ovvio che le aziende vengono qui” mi ha detto. Certo, bisogna andare dove il lavoratore è sottopagato e non ha alcun diritto – maternità, malattia, paga minima – così l’azienda si arricchisce sulla povera gente e i lavoratori italiani rimangono senza lavoro. Gli ho chiesto se considerava l’aspetto etico-sociale, la sua risposta è stata ” Il business è business”. E’ questo che sfornano le università di economia italiane?
 
Il Partito Comunista, o che si definisce tale,  sembra comportarsi bene con la popolazione, con una certa attenzione alle minoranze etniche, alla popolazione rurale e all’educazione, ma esistono comunque forti repressioni per tutti coloro che la pensano diversamente a livello politico e religioso. Facebook è vietato per evitare l’aggregamento di persone che potrebbero ribellarsi al Partito.
 
Riguardo al controllo delle nascite il Vietnam non lo ha ufficialmente adottato come la Cina, ma in pratica sì, la propaganda invita le famiglie che vivono in città a non avere più di due figli. Marx era contrario, sosteneva che la produzione sarebbe andata di pari passo con l’incremento demografico, quindi se la popolazione aumentava, aumentava anche la produzione, senza problemi. Si opponeva a lui Malthus che invece diceva che la crescita demografica incontrollata avrebbe portato alla povertà mondiale. Ragionando sui due pensieri, che non ho ancora approfondito, pensando alle risorse della terra, che se sfruttate senza criterio si esauriscono, mi sembra più logico il pensiero di Malthus; voi cosa ne pensate?

Comments:

  • Anacron

    1 Giugno 2016

    Rispondo al “voi cosa ne pensate” relativo al controllo delle nascite.
    Io credo che il giustificare il controllo delle nascite sia aberrante tanto quanto l’ideologia “business is business”. Infatti controllare le nascite, a mio parere, sigifica imporre agli essere umani una pesante limitazione a quello che è un loro diritto naturale. Non vede nemmeno una connessione con lo sfruttamento incontrollato delle risorse; in quanto rappresentano più un problema di educazione sociale, compito che spetta allo stato. Le risorse naturali se sfruttate in maniera cosciente sono sufficienti per tutti. Il problema forse sta più nel fatto che non vi è una convenienza economica a breve termine e quindi l’etica viene sacrificata al denaro.

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