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Riciclare divertendosi #LegnoeRilegno

Un mobile rotto è un mobile nuovo. Questo è il messaggio trasmesso dal consorzio Rilegno – Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclo degli imballaggi di legno – durante il terzo e ultimo workshop sul riciclo creativo, organizzato il 9 giugno a Roma. Il Consorzio,  oltre ad assicurare il recupero dei rifiuti in legno (più di 1.500.000 tonnellate lo scorso anno), sostiene gli esempi virtuosi di attenzione all’ambiente, coinvolgendo trattorie e locali sensibili al tema del riciclo e organizzando attività divulgative come workshop e concorsi fotografici.

Il progetto #LegnoeRilegno parte dalla distribuzione di cassette di legno per l’ortofrutta a “marchio riciclo” in locali di tendenza amici dell’ambiente e del Consorzio.  Nei circa 50 locali che hanno aderito in pianta stabile al progetto – pub, trattorie, locali da aperitivo – le cassette della frutta sono utilizzate come vassoi per gli aperitivi, allestimenti, cestini per il cibo e in mille altri modi. Gli esercizi commerciali coinvolti espongono materiale informativo sul percorso del riciclo, e una locandina che certifica che “Il locale ha scelto il legno perché si differenzia”.

cassette di legno riciclato

I workshop hanno l’obiettivo di rendere note le molteplici vite del legno e, anche, quello di sfatare le leggende metropolitane sulla reale destinazione degli scarti. “Qualsiasi tipo di legno può entrare nel circolo del riciclo, le uniche categorie escluse sono quelle trattate con sostanze tossiche, ma i rifiuti speciali costituiscono una percentuale minuscola”, assicura Monica Martinengo, responsabile comunicazione del consorzio. Architetti attratti dalle potenzialità del riutilizzo hanno preso parte al workshop di Roma, in cui si è realizzato un oggetto utile per ogni esigenza (lo “svuotasche”) da una cassetta della frutta, insieme all’eco-designer Elio Misuriello di Cromartica, marchio che recupera vecchi mobili per riadattarli a nuovi scopi. Nei laboratori precedenti, realizzati a Bologna e Milano, si era invece arrivati alla realizzazione di un porta-tablet, a segnare il legame tra antiche manualità e moderne tecnologie.

Scatola di legno riciclato

 

Rilegno accetta i materiali di scarto da enti, privati cittadini, negozi e aziende, ma può rivendere la materia prima secondaria ottenuta dalla lavorazione solo alle imprese. Questo non toglie che anche i singoli possano lasciarsi ispirare dalla fantasia. Per questa ragione, il consorzio ha indetto un concorso fotografico  per condividere i riutilizzi creativi degli oggetti in legno. Le 30 foto che interpreteranno meglio lo spirito del progetto riceveranno in premio un originale oggetto  in legno! Trova un oggetto in legno riciclato o un riuso creativo, scatta una foto e mandala a foto@legnoerilegno.org oppure condividila su Instagram con l’hashtag #legnoerilegno.



5 Comments

  1. Ancora una volta mi ritrovo a riscrivere un commento al tuo post fatto qualche tempo fa e che, al momento della submission, mi aveva dato qualche problema; prometto aggiornero’ il mio browser!
    Faccio il copia/incolla di quanto gia’ scritto e ancora presente fortunatamente sulla dialog box…

    Noto, con personale piacere, che sul tuo blog sono presenti svariati argomenti in merito
    al riciclo e alla sostenibilita’ non solo nei viaggi ma anche attraverso il comportamento quotidiano.

    Spesso tendiamo a gettare una infinita’ di oggetti che, una volta recuperati, potrebbero prendere nuove
    forme e nuova vita; questo del legno ne e’ un esempio ma vale anche per plastica e soprattutto alluminio.
    Bisogna pero’ anche ricordare che il riciclo e’ un po’ una extrema ratio adottata negli ultimi decenni dall’uomo
    per cercare di compensare l’enorme produzione di materiali che via via si disperdevano nell’ambiente
    andandolo ad inquinare.

    Il riciclo, infatti, di per se’, costa di piu’ (in termini di energia/lavoro) della produzione e questo
    e’ dimostrato molto semplicemente dal secondo principio della termodinamica sul quale, al primo anno di
    universita’, spesi diverse notti di studio (entropia/disordine e quindi anche calore immesso
    nell’ambiente e’ una funzione non decrescente nel tempo).
    In parole piu’ semplici, e declinandolo in questo ambito specifico, costa di piu’ riciclare una bottiglia di plastica che produrla,
    costa di piu’modificare e ridare nuova vita ad una cassetta di legno che produrla ecc ecc …

    E allora che facciamo ????? non ricicliamo piu’ nulla ?
    Assolutamente no. Il riciclo per quanto costoso evita la dispersione nell’ambiente e quindi va fatto,
    ma il vero punto, secondo me, e’ un altro e va alla fonte del problema: la produzione.

    Se riciclare una bottiglia mi costa di piu’ di produrla allora devo limitare la produzione.
    Questo non vuol dire eliminare la plastica (ad esempio) ma limitarsi a produrre quella strettamente necessaria o multiuso.
    Va esattamente in questa direzione la recente normativa europea che dovrebbe tendere a limitare
    la produzione di plastica mono-uso (piatti, cannucce, posate ecc ecc), mi preoccupa di piu’ la dicitura
    “gli Stati membri dovranno ridurre l’uso di contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica.
    Potranno farlo fissando obiettivi nazionali di riduzione” .
    Ahi, siamo in Italia e posso immaginare quali saranno gli obiettivi nazionali ed in piu’, recentemente, ho letto in merito
    commenti che mi sconvolgono visto che, oltretutto, e’ molto di moda prendersela con l’Unione europea.
    “adesso i tedeschi non ci fanno neanche mangiare dove vogliamo !!”.

    A me sembra maledettamente semplice capire che la sostenibilita’ energetica, produttiva e alimentare sara’ la piu’ grande sfida dell’uomo
    nei prossimi 50 anni ma evidentemente questi concetti non vanno piu’ di moda e restano per quei pochi, come te Valentina, che
    hanno la forza di andare contro corrente attraverso la divulgazione, o forse,
    magari, si preferisce avere qualche “click” o “like”, come si dice adesso, in piu’ e trattare argomenti meno scomodi.

    Scusa la lungaggine e qualche ripetizione di troppo ma questa resta una ferita aperta e sanguinante sul mondo, sul nostro mondo.
    Ci sarebbero mille altri argomenti ma, dilungandomi troppo, diventerei noioso e poi c’e’ Ugo, il mio cane, che mi guarda da mezz’ora…deve uscire a fare pipi’.

    • E’ sicuramente vero quanto scritto infatti basta molto piu’ semplicemente pensare a quanti commenti beceri ha suscitato il semplice passaggio (a costo simbolico) ai sacchetti biodegradabili per frutta e verdura.
      Figuriamoci se viene tolto il tanto amato bicchiere di plastica … rivoluzione !!
      L”italia spesso mi rammenta perche’ avevo scelto di vivere lontano da mio paese(anche se il resto dell’Europa non e’ certo perfetto).

      PS Bello il nome Ugo per in cane !

  2. Mio nonno era un falegname.
    E’ morto troppo giovane diversi anni fa.
    Questo tuo post ha attirato la mia attenzione da qualche giorno perche’ ho un particolare ricordo di lui:
    quando ero bambina mi costruiva dei giochi con il legno che avanzava e ne uscivano dei lavori che ancora tengo con me.
    Mio nonno parlava sempre delle infinite forme del legno e del suo infinito modo di essere riciclato.
    Penso che, nonostante la sua grande abilita’, lui non avrebbe partecipato a nessun concorso fotografico ma in cuor mio sono convinta che cio’ che faceva riciclando il legno avrebbe suscitato grande emozione.

    • Ciao Marta, grazie per il tuo bel commento, grazie per condividere questo tuo ricordo 🙂
      Penso anche io che tuo nonno non avrebbe partecipato a nessun concorso fotografico, anzi, forse avrebbe sorriso. Purtroppo sono tutte abilità che si vanno perdendo, come tante altre doti manuali e artistiche. Sono considerati mestieri poveri o di poca rilevanza, spero invece che prima o poi ci si renda conto dell’enorme valore di queste conoscenze.

  3. Sono una casa piena di pallet da sempre. Grazie Valentina per aver acceso i riflettori su questo tema.
    Maddalena

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