Pages Navigation Menu
InstagramTwitterRssFacebook

Il mahout e il suo elefante

C’è mahout e mahout.
In generale un mahout è colui che si occupa della gestione di un elefante, e questa pratica può essere portata avanti con rispetto verso l’animale, oppure con un brutale addestramento e maltrattamenti. In Thailandia l’addestramento iniziale di un elefante è un vero e proprio rituale, chiamato “Phajaan”, che letteralmente significa “frantumare lo spirito dell’elefante”. E’ una pratica atroce.
Non è difficile capire se ci troviamo di fronte a un mahout che ama il suo animale oppure lo considera come un essere privo di emozioni. Per guidarlo usa solo la sua voce e i piedi dietro alle orecchie del pachiderma? Se ha anche un bastone, lo utilizza con violenza? Usa un uncino di ferro per punzecchiare la testa dell’elefante? L’elefante ha cicatrici sulla testa e sul corpo? L’elefante è in catene quando non lavora? Fa dei movimenti ripetitivi come muovere la testa da una parte all’altra oppure è rilassato?
In Cambogia ho trascorso 6 giorni nella giungla cambogiana con un mahout e il suo elefante e ho avuto la fortuna di conoscere la “versione buona” del mahout.
Il mahout e il suo elefante che fanno il bagno
Sicuramente durante i miei viaggi non voglio incentivare l’addestramento di animali selvatici per puro scopo turistico e ho partecipato a un’escursione perché si trattava di un esemplare anziano in uno sperduto villaggio del Mondulkiri, di solito non utilizzato a scopo turistico. In Cambogia è ora vietata la cattura di elefanti in natura e gli animali dei mahouts sono quelli del padre o dei nonni oppure nati nel villaggio. Ben diversa la situazione nel resto dell’Asia.Nella “versione buona” il mahaut è colui che all’interno del villaggio si prende cura di un elefante, è il suo mestiere, tramandato di generazione in generazione. Inizia molto giovane, il padre comincia ad insegnargli il mestiere verso i dieci anni, di solito gli viene affidato un elefante di cui dovrà prendersi cura per il resto della sua vita. L’elefante è una risorsa per il villaggio, il suo benessere è responsabilità del mahout.
Elefante asiatico
Nei piccoli villaggi l’elefante può essere considerato come il mulo, il bue o il cavallo nelle campagne italiane prima dell’arrivo di trattori e mezzi di trasporto: possono trasportare persone e oggetti pesanti, come gli alberi per costruire le capanne, portare scorte di cibo e acqua durante le camminate o la caccia in foresta.
Gli elefanti del villaggio erano tenuti in semi-cattività, liberi di andare in foresta a sgranocchiare foglie e radici – con una predilezione particolare per il bambù – per gran parte della giornata. Cosa mai vista nel resto dell’Asia, dove solitamente l’animale è in catene quando non lavora. Nella giungla il mahout sapeva sempre dov’ era il suo elefante, anche se io non lo vedevo e non lo sentivo. Al momento del bisogno lo cercava e lo chiamava, muovendosi in foresta con la disinvoltura di un impiegato che va a prendere la sua auto al parcheggio. 
E’ importante sottolineare che la reale minaccia di estinzione dell’elefante asiatico non è causata dall’uso dell’animale come aiuto all’uomo nei villaggi rurali, ma deriva principalmente dalla perdita dell’habitat – causata dall’espansione delle città e dalla deforestazione – dalla cattura degli elefanti selvatici per scopo turistico e per lo sfruttamento nel mercato del legname e dall’uccisione per il commercio dell’avorio.
Purtroppo molti mahout in Asia utilizzano ancora violente pratiche di addestramento e il turismo può essere una minaccio o un’opportunità, in base a chi ci si rivolge. Se vuoi approfondire le minacce dell’elefante asiatico, turismo compreso, e conoscere i centri più affidabili in Thailandia e Cambogia, ti consiglio la lettura di questo post.



3 Comments

  1. Ciao Andrea, intanto ti ringrazio per avere contribuito con la tua esperienza e la tua opinione. La questione è molto delicata.
    Capisco quello che vuoi dire, ma credo che fino a quando l'elefante rappresenterà un fonte di denaro in qualche modo sarà vittima di bracconaggio. La soluzione per evitare che i mahouts finiscano per le strade a fare l'elemosina potrebbe essere CREARE NUOVI LAVORI. Ad esempio quando ero in Cambogia nel centro Phnom Tamao (Wildlife Rescue centre) erano stati assunti ex mahouts che si occupavano degli animali del centro, tutti salvati dal bracconaggio. Poi mi rendo conto che non sia facile creare nuovi lavori "più sostenibili", ma a lungo termine spero che questa possa essere una soluzione.
    Seguo il tuo blog e il tuo viaggio, teniamoci in contatto per scambiare opinioni ed esperienze!

  2. Ho riletto questo post a distanza di tempo e per la seconda volta mi dico che c'è una parte che condivido e una che non mi convince… Di sicuro sarebbe bello poter pensare all'elefante come animale libero nel suo habitat naturale…indiscutibilmente giusto e vero…ma…alcuni dei centri dove ci sono elefanti per escursioni per i turisti (alcuni, non tutti) sono stati creati per dare a mahouts e ai loro animali un'alternativa al mendicare visto che in molti casi il loro esistere ha perso significato a seguito della rapida modernizzazione… 2 giorni fa nel nordest della Thailandia ne ho incontrato uno che con il suo elefante si aggirava in città (qui a Bangkok oramai non ne vedo da un paio d'anni) chiedendo soldi per far scattare una foto con l'elefante. Triste no?

    Forse il turista responsabile dovrebbe essere informato sui centri da visitare…

    Invidia a 1000 per l'esperienza che hai fatto! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »