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Il Viaggio come strumento di sviluppo personale

Dopo una crisi o una prova di vita, molte persone intraprendono spontaneamente un viaggio, come se conoscessero istintivamente il potere di trasformazione che comporta. Alcuni partono per un’avventura zaino in spalla in giro per il mondo; altri fanno un anno sabbatico facendo volontariato in un paese straniero e si impegnano in un progetto umanitario per sentirsi utili; altri partono in pellegrinaggio per ritrovare se stessi.

Viaggio e crescita personale

Il successo di queste forme di turismo (pellegrinaggi e volontariato) si spiega perché si sente – sempre di più – la necessità di soddisfare i bisogni primari umani che non sono supportati dalla nostra società e dalle istituzioni tradizionali: religione, famiglia, lavoro. Queste esperienze alternative sostituiscono in qualche modo i riti iniziatici di passaggio delle società tradizionali (Willett e Deegan, 2001), i giovani i backpackers ne rappresentano la forma moderna.

L’esigenza di esperienze uniche e alternative fa riflettere sullo stato di disintegrazione dei legami sociali, il trionfo dei valori materialistici e dell’apparenza. In questo tempo di digitalizzazione della società, abbiamo bisogno più che mai di integrare i riti simbolici, di significare, di segnare un cambiamento di stato e avere un senso di appartenenza. Paradossalmente la società non ci fornisce i punti di riferimento che cerchiamo. In queste circostanze non sorprende la proliferazione dei cosiddetti problemi di confine: fobie, identità offuscata, disturbi dell’attenzione, difficoltà riconoscere i propri limiti e i propri obiettivi.

Esci dal tunnel e parti per un viaggio

Siamo apparentemente più liberi e meno vincolati dal controllo sociale, ma soffriamo di più la differenza tra ciò che siamo e quello che vorremmo essere. Perché se da un lato siamo più liberi di prima nel scegliere i nostri valori e il nostro modo di vivere, il rovescio della medaglia è che siamo tornati alla nostra piena responsabilità di scegliere una direzione e dare un senso alla nostra esistenza.

Viaggiare non è solo un piacere o un mezzo per soddisfare il desiderio. Affrontando diversi modelli di società, confrontandoci con altre culture e con ambienti diversi dal nostro, sperimentiamo nuovi modi di essere, per questo il viaggio può essere un ottimo strumento di sviluppo personale. Intraprendere un viaggio è per eccellenza il sogno di una nuova nascita: permette di uscire dalla confort-zone e di reinventarsi. Per uscire dalla confort-zone non è per forza necessario partire verso luoghi esotici, ma il viaggio è un mezzo privilegiato per riconnettersi con noi stessiconcentrarsi sui valori fondamentali dell’esistenza.

Partire da soli in viaggio

Oggi il concetto di Viaggio è stato offuscato dal trionfo dei valori materialistici e del turismo di massa: nel mondo diventato villaggio, cosa rimane nell’immaginazione dell’idea di Viaggio, dell’Ignoto? Alcuni viaggiatori raccolgono i timbri dei visti sul passaporto, soggiornano ben protetti nei resort, circondati da oggetti familiari, senza cambiare nulla delle loro abitudini, senza confrontarsi con la cultura del posto. Può essere certamente una bella vacanza, ma non sarà un momento di crescita.

Per agire sul nostro benessere, il viaggio deve prima incontrare alcune condizioni.

Il viaggiatore deve mostrare una genuina disponibilità all’adattamento e al cambiamento. E’ necessario mettere da parte il giudizio, con la consapevolezza che non esiste una verità assoluta e che da ogni esperienza, anche negativa, possiamo trarre utili insegnamenti per la nostra vita.

Viaggio crescita personale

Se da un Viaggio desideri un cambiamento dimentica le popolari destinazioni turistiche, scegli un viaggio che sia leggermente più scomodo rispetto al tuo standard, perché è di fronte alle difficoltà, al nuovo e al diverso che possiamo evolvere.  Spesso queste destinazioni sono considerate le più difficili, ma torneremo a casa con un bagaglio culturale, emotivo ed esperienziale che non sarà solo una breve parentesi nella nostra vita.

Non partire per scappare, parti per crescere, perché non ha senso pensare di poter sfuggire ai tuoi problemi quando stanno aspettando il tuo ritorno. Non possiamo liberarci da certi comportamenti o schemi di pensiero fino a quando non lo desideriamo e ci mettiamo in discussione, in viaggio e nella vita. Senza un reale desiderio di cambiamento da parte tua, non sarai in grado di apprendere e cambiare.

Ci si trova spesso alla fine di un viaggio come alla fine di una terapia, dopo una lunga opera di viaggio interiore. Un viaggio ti fa crescere, evolvere, ti mostra i tuoi limiti. Un viaggio, più che trasformare, rivela.
Trova il coraggio di partire, non avere troppe aspettative o paure. Quante volte avrai ancora l’opportunità di andare fuori dai sentieri battuti, di guardare un’alba in cima a una montagna, di trovarti un giorno da solo con te stesso nella natura? Sii l’attore della tua vita e scrivi un nuovo capitolo della tua storia personale. Abbi il coraggio di perderti… per trovarti meglio.


Articolo di Samuel Weinstoerffer, psicologo e viaggiatore di lungo corso



4 Comments

  1. Valentina,
    difficile non concordare con quanto hai scritto resta il fatto che chi, riconosce l’esigenza di stringere nuovi legami sociali o trovare dei punti di riferimento alla propria esistenza resta una grande minoranza perche’ fonadmentalmente il riconoscere il problema, passa sempre attraverso un’analisi del se’ che in pochi sono disposti o hanno la capacita’ di fare o magari vogliono semplicemente vivere cosi’.

    Mi spiego meglio … Hai scritto, giustamente secondo me, che viviamo in una societa’ dell’apparenza e soffriamo molto nel constatare la differenza tra cio’ che siamo e cio’ che vorremmo essere e questo sara’ sempre piu’ vero in futuro. Le nuove generazioni crescono nell’incapacita’ di creare una relazione perche’ il legame che stabiliscono e’ esclusivamente virtuale , guarda facebook o Instagram o quant’altro, ognuno pubblica solo quello che vuol far apparire del se’ e non cio’ che e’ realmente, le relazioni sociali sono basati su scambi di messaggi non tra due persone ma tra due esseri irreali che non esistono , due avatar ideali che se si dovessero davvero incontrare, sono sicuro, uno non riconoscerebbe l’altro tanto e’ la differenza con la realta’.

    Questo vale anche nel mondo dei viaggi e non riguarda solo quelli che non escono mai dalla loro “confort-zone” ma anche quelli che paradossalmente lo fanno a forza senza realmente sentirne un’esigenza.
    Nelle mie modeste esperienze di viaggio non sai quanti “travel blogger” ho incontrato che vivevano in baracche o si vestivano come I locali ma anche in questo caso lo facevano per dare un’idea di se’ che non e’ quella vera, quella reale; nessuno di loro voleva realmente fare quell’esperienza ma lo faceva solo per apparire diverso e alternativo. Di nuovo non mostravi te stesso ma il tuo “avatar”.
    E allora qual’e’ la differenza rispetto a chi viaggia nei resort ? Nessuna cambia solo il contesto.
    Secondo me, usare il viaggio come sviluppo personale, e’ per chi riconosce semplicemente I propri limiti all’interno della societa’ attuale (una grande minoranza)…. il resto e’ solo e ancora una volta apparenza , nient’altro.

    • Ciao! L’articolo, come vedi in fondo, è stato scritto da uno psicologo viaggiatore, non da me. Credo che con le sue parole abbia voluto esprimere esattamente quello che dici: che non basta partire, ma “per agire sul nostro benessere il viaggio deve prima incontrare alcune condizioni…”. Dice anche “il concetto di Viaggio oggi è stato offuscato dai valori materialistici” e si riferisce proprio a quello che scrivi. Ti consiglio anche la lettura del post di Sara https://drinkfromlife.it/viaggi-consapevoli-turisti-o-colonizzatori-moderni-quella-linea-sottile/ che tratta questo tema.

  2. Mi piacciono tantissimo le tue riflessioni, è quello che sento anche io. Ultimamente osservo basita le nuove tendenze di viaggio, se così si possono chiamare, e non mi sento molto in sintonia. Per fortuna esistono blog come il tuo, dove mi trovo a mio agio. Anche per me il viaggio è una terapia, dico sempre che è la mia meditazione in movimento. 🙂

    • Ciao Sara! Sai che io la chiamo “Meditazione errante”? In vari articoli e interviste ho coniato il termine perchè lo adoro e mi rispecchia 😀 Condividiamo lo stesso punto di vista. Ci tengo a condividere il tuo bellissimo articolo https://drinkfromlife.it/viaggi-consapevoli-turisti-o-colonizzatori-moderni-quella-linea-sottile/ (dove ho scoperto solo oggi che mi hai citato tra i blogger, grazie!) Giuro che mentre leggevo mi sembrava le avessi scritte io quelle parole! Soprattutto per quanto riguarda l’India.. io rabbrividisco quando vedo travel blogger in abito superfigo per le strade dell’India. L’unica volontà è fare belle foto, sicuramente non interagire con la popolazione locale. Grazie per il tuo bel commento e per il tuo articolo 🙂

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