Top
No Candy please
Viaggiando ti sarà sicuramente capitato di essere infastidito da commercianti insistenti, di rischiare una crisi di nervi dopo 30 minuti di contrattazione, di essere accerchiato da bambini che ti chiedono caramelle e soldi.
A me è capitato soprattutto in Africa e viaggiando con un budget minimo per più mesi, non ero proprio nelle condizioni di acquistare souvenirs a destra e a manca. Per la popolazione locale spesso non esistono distinzioni tra turista mordi e fuggi con soldi e backpacker al verde che viaggia per mesi, siamo tutti turisti bianchi e abbiamo i soldi.
Non è piacevole camminare e sapere che tutti ti osservano come un portafoglio con le gambe. Il modo con cui vengono chiesti i soldi agli stranieri in alcune località è assolutamente impertinente e assillante, talvolta provoca l’effetto contrario allontanando il potenziale acquirente. Questo atteggiamento invadente può infastidire, ma chiediamoci quali possono essere le cause.
Questa situazione è anche nostra responsabilità, dell’assistenzialismo della cooperazione internazionale vecchio stile e dell’approccio del turista che va a  “vedere e aiutare la gente povera”. Nonostante le buone intenzioni, questo modo di comportarsi con persone che vivono diversamente da noi, mette al centro noi stessi, non gli altri, provocando molti danni a livello culturale ed economico. Si chiama White Savior, la Sindrome del Salvatore Bianco, a cui dedicherò un post ad hoc, in questo articolo voglio parlare di quello che chiamo “Turismo caritatevole”.

(MALA)COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

“Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare”
Questo proverbio spiega chiaramente ciò che intendo quando mi riferisco al vecchio modello di cooperazione internazionale.
La conseguenza di aver regalato troppi pesci è che si è creata una dipendenza, lo sviluppo si blocca: spesso di fronte ad un problema la reazione è “Non facciamo nulla, aspettiamo, arriverà una ONG e risolverà tutto”. I bianchi sono visti come Babbo Natale e la tendenza è quella di “rimanere bambini” in attesa di un regalo.
Sul tema della cooperazione internazionale vecchio stampo, consiglio il film “Come sono buoni i bianchi” di Marco Ferreri.

TURISMO CARITATEVOLE

I bambini chiedono soldi e caramelle e i turisti continuano a dare loro questi contentini con la seria convinzione di fare del bene. Il turismo sostenibile insegna il contrario. Donare pubblicamente aumenta il gap culturale, alimentando l’idea del felice turista ricco e del disagiato indigeno povero, del civilizzato e del selvaggio, del progredito e del primitivo, dell’ occidentale e non occidentale e via dicendo.
Chi dona col cuore non ha bisogno di rendere pubblico il suo gesto.
Le donazioni dovrebbero essere fatte umilmente in modo riservato, al capo villaggio, al referente di un progetto, al preside di una scuola, mai direttamente a famiglie e bambini. Le conseguenze delle donazioni pubbliche sono state ampiamente studiate dai sociologi del turismo: i bambini crescono credendo che la loro cultura sia sbagliata e che la nostra sia quella giusta, quella da emulare.
La visione del turista o del volontario è, generalmente, questa: “io sono benestante, tu sei povero, quindi io ti aiuto” (White Savior, Sindrome del Salvatore Bianco)
Questa visione dovrebbe trasformarsi in “viviamo in due culture differenti, condividiamo e collaboriamo assieme per imparare l’uno dall’altro”.
Quest’ultimo approccio esclude la presunzione che solo noi bianchi abbiamo qualcosa da dare.
Per modificare questa visione va messo in discussione il concetto di povertà: attualmente è considerato povero chi non ha  la tv o la lavatrice.
E’ difficile capire qual è il comportamento adeguato quando si viaggia in un paese diverso dal nostro.
Oggi alcuni tour leader invitano i turisti a portare quaderni e matite quando è prevista la visita ad un villaggio. Cosa buona se fatta con discrezione, evitando la distribuzione diretta ai bambini.
Spesso sono invece le stesse guide ad incentivare la distribuzione pubblica, le cause sono principalmente due:
1) Non sono a conoscenza delle conseguenze sociali del gesto
2) Sanno che così accontenteranno i turisti (nascono anche finti orfanotrofi per accontentare i turisti e farne un businness)
Il turista che dona col cuore e non per appagamento personale non ha bisogno di mostrare il suo gesto pubblicamente. Attenzione che l’appagamento personale nel donare e fare del bene è una sensazione umana e normale, ma una volta presa la consapevolezza che non è “per gli altri”, ma “per te”, è saggio cambiare il tuo modo di donare, pensando alle conseguenze nel lungo termine, per gli altri.
Fortunatamente negli ultimi tempi anche il turismo classico sta cambiando ed è più attento ai comportamenti da adottare in viaggio, ma il processo è lento.
candy
Donare caramelle ai bambini è invece un’abitudine da evitare in tutti i casi. Il risultato è l’incremento della mendicità dei giovani e il peggioramento dello stato di salute degli stessi. Altra pratica diffusa è quella di comprare oggetti dai bambini; anche qui il turista pensa di fare del bene, ma in realtà non fa altro che incentivare il lavoro minorile.
Il viaggio è uno scambio di sensazioni, curiosità e  rispetto, non solo beni materiali. Un sorriso,  5 minuti del tuo tempo, una passeggiata, un disegno sulla sabbia, qualche parola della lingua locale… valgono molto più di una caramella.

Comments:

  • Elena

    17 Aprile 2020

    D’accordissimo! non cambio una parola!

    reply...

post a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

ASSICURAZIONE DI VIAGGIO Sconto del 10% per i miei lettori
Translate »
error: Copiare testi e immagini protetti dal diritto d\'autore è un reato a tutti gli effetti (Legge sul Diritto d\\\'autore, Art.171)