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Karma e Reincarnazione

La prima volta che ho messo piede in India e ho cercato di capire qualcosa dell’Induismo mi sono sentita smarrita, di fronte a qualcosa di incomprensibile, immensamente diverso e sconfinato.

Credo che si possa studiare l’Induismo per una vita intera e comunque non comprenderlo.

Per noi occidentali è qualcosa al di fuori della nostra logica. La complessa mitologia indù è intricatissima.

Mettiti comodo e concentrati, perché per quanto abbia semplificato il tutto (e credimi, cercare di spiegare l’induismo con parole semplici è un’impresa colossale) ci vuole un po’ di concentrazione per capire la struttura e i concetti base dell’induismo.

INDUSIMO, come è nato?

IL TERMINE “INDU’ – 1200/1300

Prima del 1200, persiani e arabi utilizzavano la parola “indù” per identificare chiunque ci abitasse nella regione attorno al fiume Indo, a prescindere dal credo religioso.

Dal 1200 i governanti musulmani iniziarono a stabilizzarsi in “India” (oggi il fiume Indo non passa proprio per l’India, ma attraversa il Pakistan) e iniziarono ad usare la parola “indù” per identificare la popolazione locale che non si convertiva all’Islam.

Dal 1300 la popolazione inizia ad utilizzare la parola “indù” per definire se stessa, in contrapposizione politica e culturale ai nuovi governanti musulmani.

IL TERMINE “INDUISMO” – 1800

La parola “Induismo” è stata introdotta dai colonizzatori britannici e dagli orientalisti occidentali agli inizi del 1800, per indicare sotto un unico termine una realtà religiosa che era – ed è tuttora – estremamente diversificata.

Anche se, per precisione delle informazioni, va detto che in quell’epoca la parola Hinduism veniva utilizzata anche da intellettuali indiani come Rammohun Roy.

➜ LA PAROLA “INDUISMO” NON NASCE DALLA POPOLAZIONE, NON NASCE DALL’INTERNO. E’ UN TERMINE CONIATO ED ATTRIBUITO DA ALTRE CULTURE PER 

COME E QUANDO è NATO L’INDUISMO

Se poni questa domanda ad uno storico delle religioni, molto probabilmente ti risponderà che l’Induismo non esiste.

Come l’Induismo non esiste?

Ci si riferisce al fatto che l’Induismo non ha un fondatore e le sue radici risalgono a circa 4.000 anni fa e che lo stesso termine non nasce dall’interno, ma è stato attribuito da altre popolazioni per semplificare un insieme di credenze e tradizioni millenarie.

Quello che oggi chiamiamo “induismo”, e che definiamo come “religione” è in realtà formato da numerose correnti filosofiche, tra cui le Darśana, le sei scuole classiche della filosofia hindu che riconoscono l’autorità dei Veda.

Ciascuna scuola propone un diverso modo di interpretare la realtà, i testi sacri indù, l’essere umano e il rapporto con il divino.

Questa varietà è fondamentale per capire l’Induismo:

➜  Una divinità può essere considerata in una corrente religiosa la manifestazione di un’altra divinità; in un’altra un’avatar del divino; in un’altra ancora, la divinità suprema stessa.

Non significa che una versione sia corretta e l’altra sbagliata. Significa che, all’interno dell’induismo, convivono (tante, tantissime) interpretazioni differenti. 

 

RELIGIONE POLITEISTA O MONOTEISTA?

Centinaia, migliaia, milioni di divinità, nessuno sa di preciso quante siano, ma sono tante, tantissime.

Per questo, da occidentali, riteniamo che l’induismo sia una religione politeista, ma è una classificazione limitante e riduttiva, perché il concetto di divinità, nell’induismo, è diverso dalla nostra visione occidentale.

Le divinità indù non sono come Dio nel cristianesimo, sono la manifestazione di un unico principio universale: il Brahman

Si potrebbe parlare di enoteismo – quando ci sono molte divinità, e una prevale sulle altre – ma non è così, perché il Brahman non è una divinità.

E non è una religione monoteista, perché nel monoteismo è riconosciuto un unico Dio al di sopra di tutto, non un principio universale.

E’ più corretto definire l’induismo come una religione monistica: sopra alla pluralità degli esseri, sia umani che divinità, non c’è un Dio, c’è un Principio Universale. 

LE DIVINITA’ E IL PRINCIPIO UNIVERSALE

Iniziamo dalle divinità principali dell’induismo: la Trinità, detta Trimurti, composta da Brahma, Vishnu e Shiva.

Brahma crea l’universo, Vishnu lo conserva, Shiva lo distrugge.

Sia chiaro che il concetto di distruzione non ha una connotazione negativa come nel mondo occidentale.

La distruzione è importante ed essenziale come la creazione, necessaria per la rinascita. Basti pensare che la morte nell’induismo è limpidamente accettata come parte del ciclo della vita.

Se vuoi approfondire, leggi l’articolo dedicato a Brahma, Vishnu e Shiva.

Induismo Concetti base - la Trimurti

Ma chi è il Dio supremo nell’Induismo?

Prova a chiederlo agli indiani, ognuno ti risponderà in modo diverso.

Nell’Induismo il Dio supremo venerato cambia a seconda delle diverse correnti di pensiero. I seguaci dello shivaismo, del vishnuismo e dello shaktismo, considerano rispettivamente Shiva, Vishnu o Shakti come la divinità suprema.

Ma c’è qualcosa di più immenso, al di sopra di tutto, comune in tutti i filoni dell’induismo.

E’ un PRINCIPIO UNIVERSALE, che va al di là del tempo e dello spazio, al di sopra di ogni divinità: è il Brahman, l’UNITA’ COSMICA.

Tutti gli esseri esistenti, umani e divini, la Trimurti stessa, sono una sua manifestazione. Ishvara è la Coscienza Assoluta dell’impersonale Brahman.

“Immagina un televisore. Tutto ciò che vedi nello schermo, tutto quello c’è dentro sono le divinità, gli uomini e le loro vicende, ma lo schermo, il televisore, è il Brahman”.

Gopi mi spiega così l’enigma cosmico, il principio del tutto.

Il Brahman si manifesta attraverso i Kalpa: fasi temporali in cui i mondi, o le molteplici realtà, nascono, si evolvono e muoiono.

Tre fasi: nascita, vita, morte. Ad occuparsi di queste tre fasi ci sono Brahma (creazione) Vishnu (mantenimento dell’equilibrio) e Shiva (distruzione).

GLI AVATAR 

Oggi l’avatar è la nostra incarnazione nelle comunità virtuali, ma il suo reale significato originario viene proprio dall’India.

In sanscrito la parola avatar, avatāra, significa letteralmente “discesa”, si riferisce alla discesa di una divinità dal cielo sulla terra, sotto diverse forme e manifestazioni.

Il concetto di avatar nasce in contesto visnuita: Vishnu ha dieci avatāra, il suo compito è quello di ripristinare il Dharma (l’equilibrio cosmico, l’ordine), quindi è la divinità che più ha la necessità di presentarsi sulla terra.

Krishna è uno dei suoi avatar e viene tradizionalmente raffigurato con la pelle blu (come la pelle dei personaggi nel film Avatar).

Krishna Avatar

Che Krishna sia un avatar di Vishnu è comunque solo uno dei tanti punti di vista. 

Anche questo aspetto è visto diversamente in base alle correnti di pensiero: i seguaci del Krisnaismo considerano Krishna come il Dio supremo, e al contrario vedono Vishnu come una manifestazione minore di Krishna.

Ti starai forse chiedendo “Ma come è possibile?

Ci sarà qualcuno, come il Papa, che decide chi è l’avatar e chi è il Dio”.

No, l’induismo non funziona così.

L’Induismo dà la libertà di interpretare, nessuno ha il potere di decidere per tutti qual è la verità assoluta.

Torniamo dov’eravamo rimasti. Cosa sono gli avatar.

Le divinità assumono diverse forme per scendere sulla terraristabilire il Dharma (l’ordine, la verità, l’equilibrio cosmico).

« Così ogni volta che l’ordine (Dharma) viene a mancare e il disordine avanza, io stesso produco me stesso, per proteggere i buoni e distruggere i malvagi, per ristabilire l’ordine, di era in era, io nasco. » (Bhagavad-gita)

E’ importante distinguere la differenza tra gli avatar e le manifestazioni. In breve:

Un avatar è una divinità che scende sulla terra, in forme diverse, per ristabilire l’ordine cosmico.

Una manifestazione è quando una divinità si mostra attraverso più forme, che esprimono differenti aspetti della sua natura.

LE CORRENTI DI PENSIERO

L’induismo, nella sua forma moderna, si compone di numerose correnti filosofiche e religiose, spesso in contraddizione tra loro. Tutte queste correnti rendono l’Induismo veramente difficile da classificare.

« Dio è Uno, ma i saggi lo chiamano con nomi diversi » (Rig Veda, I, 164)
(Atharva Veda)

Alcuni sottogruppi praticano rituali di sesso, scelgono diete a base di carne e bevono alcool, mentre la maggior parte degli indù pone rigide limitazioni a tutte queste pratiche.

Ciò nonostante nessuno si permetterebbe di definire gli altri sottogruppi “non indù”, non c’è nessuna autorità che possa “scomunicare” e, anche se esistesse, non lo farebbe.

In India non esiste il concetto di contraddizione. Questo è evidente anche nella vita quotidiana, ed è l’aspetto che spesso noi occidentali non riusciamo a comprendere.

Nell’induismo non esiste la verità assoluta.

Gli stessi testi sacri, i Veda, possono essere interpretati diversamente in base ai 6 Darshana – letteralmente “punto di vista, opinione, indagine” – le sei scuole di pensiero dell’Induismo.

Le varie scuole di pensiero concordano sull’esistenza del Brahman e su una dottrina di base: la Samsarail ciclo delle reincarnazioni. 

Ogni anima si reincarna e durante ogni vita accumula un bagaglio di azioni negative o positive, che ne determina il karma.

Il karma è una legge di causa ed effetto: le azioni compiute nelle vite precedenti determinano le condizioni di vita della vita successiva.

Induismo concetti base: la Samsara

« Come un uomo smettendo i vestiti usati, ne prende altri nuovi,
così l’anima incarnata, smettendo i corpi logori, viene ad assumerne altri nuovi.»
(Bhagavad-gita)

IL SISTEMA DELLE CASTE

La legge del karma influisce direttamente sulla struttura sociale della popolazione, che è rigidamente suddivisa in caste.

La casta viene ereditata per nascita e il karma dell’individuo determina la casta in cui l’anima rinascerà.

Chi nasce tra le caste più elevate ha un buon karma e si merita una vita da benestante, perché ha agito positivamente nella vita passata.

Chi nasce nella miseria o si ammala accetta totalmente la sua condizione, è una sorte inevitabile e predeterminata, perché ha accumulato un karma negativo nelle vite  precedenti, quindi è giusto soffrire in questa.

Il governo indiano ha abolito le caste nel 1950, ma in realtà l’appartenenza ad una casta determina ancora il ruolo sociale, il tipo di professione svolta, la persona da sposare (che deve appartenere alla stessa casta), diritti e doveri.

L’intero sistema è ancora basato sulle 4 caste:

  • I Bramini: sacerdoti e intellettuali, coloro che conoscono i testi sacri e compiono funzioni spirituali e sacrifici.
  • Kshatria : guerrieri e nobili, coloro che governano e proteggono gli altri uomini.
  • I Vaisia: contadini, mercanti e artigiani, coloro che producono e commerciano.
  • I Shudra: servitori, coloro che usano la forza fisica nelle loro occupazioni e servono le caste superiori.

Caste, Karma e Induismo

« Quando smembrarono Puruṣa, in quante parti lo divisero? Che cosa divenne la sua bocca? Che cosa le sue braccia? Come sono chiamate ora le sue cosce? E i suoi piedi? La sua bocca diventò il brāhmaṇa, le sue braccia si trasformarono nello kṣatriya, le sue cosce nel vaiśya, dai piedi nacque lo śūdra. » (Ṛgveda, X,90-11,12)

Al di fuori della scala gerarchica ci sono i fuori casta: i Dalit, meglio conosciuti come gli Intoccabilicoloro che lavorano a contatto con la morte e con ciò che è impuro.

Sono le persone che puliscono le strade, che bruciano i corpi nei burning-ghat, che rimuovono le carcasse di animali; ma sono anche le popolazioni tribali che vivono al di fuori della società e i figli nati da unioni tra due diverse caste.

I Dalit non possono entrare nei templi e non possono essere cremati quando muoiono. Chi tocca un Intoccabile deve subito lavarsi le mani.

In India le cose stanno lentamente cambiando e nelle grandi città sono ammessi anche matrimoni tra diverse caste, ma la maggior parte della popolazione nasce ancora in un inalterabile status sociale.

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Comments:

  • Valeria

    18 Novembre 2023

    Meraviglioso ed illuminante questo articolo. Grazie di cuore!

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