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Canned hunting cos'è la caccia in scatola

«Un leone è un animale potenzialmente pericoloso e camminare con lui non solo espone gli ospiti a un possibile incidente che comporterà la necessità di uccidere il leone, ma erode anche la natura selvaggia, il mistico e l’essenza stessa di ciò che è un leone selvaggio, essendo domato. Mi preoccupo di cosa succede quando i leoni invecchiano, sono feriti o ammalati o semplicemente sono solo un po’ meno carini con cui camminare.

Questi santuari alimentano uno schema di caccia al leone per trofeo? Probabilmente»
Dereck Joubert – Documentarista Sudafricano

Canned hunting cos'è la caccia in scatola

FALSI SANTUARI, COSA SONO?

Durante i viaggi, soprattutto in posti esotici e tropicali, ti può essere capitato di avere l’opportunità di interagire direttamente con gli animali selvatici tenuti in cattività. Leoni scimmie, iguane, pappagalli… L’abbiamo visto con “Tiger King”, la docu-serie di Netflix in cui un domatore è diventato celebre per le sue interazioni innaturali con le tigri. Ma purtroppo questo abuso animale celato da coccole e carezze non si ferma ad una serie di Netflix: i falsi eroi della conservazione sono decine, seguiti da milioni di utenti di tutto il mondo.

La World Animal Protection da anni denuncia il “SELFIE TOURISM” e sottolinea come questo tipo di turismo sia insostenibile sia in termini di benessere animale che in ambito conservazionistico. Perchè è sbagliato fare e divulgare selfie con gli animali selvatici? Leggi l’articolo.

Molte strutture turistiche che ospitano animali selvatici, utilizzano in maniera impropria il termine “santuario”. Si usa il termine “falso santuario” per indicare tutte quelle strutture che si “vendono” alle persone per quello che non sono. Spacciano gli animali per recuperati o orfani, creando una vera e propria trappola per turisti e utilizzando gli animali per il loro business, senza preoccuparsi realmente della conservazione delle specie e del benessere animale.

Volontariato e canned hunt

Gli esemplari di questi “falsi santuari” possono essere recuperati o, peggio, allevati solamente per scopi ricreativi e lucrativi. E anche se fossero davvero recuperati l’ultima cosa che si dovrebbe fare è farli interagire con l’essere umano come fosse un cagnolino.

Le strutture realmente valide dal punto di vista etico e scientifico le riconosci: sono quelle che impediscono ogni forma di interazione tra turista/volontario e animali ospitati. Le interazioni di questo tipo sono sbagliate per diversi motivi: dal punto di vista etico, etologico, educativo e di benessere animale.

Un animale selvatico, al contrario del cane, per esempio non si è co-evoluto con l’essere umano e quindi nel suo repertorio comportamentale non ha come innatismo il fatto di interagire con noi. L’interazione è qualcosa di innaturale ed insano, pertanto considerata abuso.

QUAL’è IL LEGAME TRA LE COCCOLE AI CUCCIOLI E LA CACCIA AL TROFEO (Canned Hunting)?

Si stima che circa 8000 dei felini selvatici allevati nei finti santuari Sudafricani, siano poi venduti alle riserve private per essere uccisi in operazioni di Canned Hunt.

Definizione di Canned Hunting su Wikipedia: la “caccia in scatola” è una caccia al trofeo che non è una “equa”; essendo il cacciatore in vantaggio rispetto all’animale. In alcuni esempi, gli animali sono tenuti in un’area ristretta, come in un’area recintata, aumentando la probabilità che il cacciatore ottenga un’uccisione. E’ chiamato anche “vanity hunting“.

C’è chi paga decine di migliaia di euro per uccidere un leone.

Canned hunting

Questi leoni vengono fatti nascere, vengono allevati, abituati all’uomo, spacciati per orfani e fatti allattare da turisti e volontari che spendono migliaia di dollari per poterli coccolare. I cuccioli vengono separati dalle loro madri a poche ore di vita. Ciò provoca uno stress estremo sia per la madre che per i cuccioli.

Una volta giovani, dal biberon, si passa alle camminate: ecco il business dei finti santuari che promuovono le “lion walk”, camminate con i leoni per ingenui turisti che credono che questo serva all’animale, forse dimenticandosi della vera Natura del leone e lasciandosi ammaliare da racconti che però, non hanno niente a che vedere con la conservazione.

Le leonesse vengono usate per la riproduzione a ritmi 10 volte superiori a quelli naturali, e poi quando non servono più, insieme agli individui maschi, vengono portati nelle riserve private destinate al Canned Hunting.

E qui il cerchio si chiude: i leoni maschi, belli e con la criniera, non sanno distinguere un biberon da un fucile e si fidano dell’uomo, da cui sono stati coccolati fino al giorno prima. Ora, però, ricchi turisti da tutto il mondo arrivano e pagano per ucciderli e portarsi a casa il trofeo.
Lo vedi ora il nesso tra i biberon e il fucile?

Il Sudafrica ha attualmente circa tre volte più leoni in cattività che in natura. Si stima che ci siano tra 8.000 e 15.000 felini, tenuti in piccoli recinti su ciò che è stimato essere ben oltre 250 strutture di allevamento di leoni in cattività in tutto il paese.

Questi animali vengono sfruttati in ogni fase del loro ciclo di vita e nonostante le affermazioni degli allevatori, questo settore non ha nulla a che fare con la conservazione.

La struttura che ti garantisce che i leoni sono recuperati e orfani e ti fa interagire con gli animali selvatici potrebbe essere questa: “Trovati 20 leoncini nel freezer in una struttura in Sudafrica, dove li allevavano per far divertire i turisti“.

Migliaia di turisti e volontari ignari, visitano il paese per interagire o riabilitare questi predatori e non sono consapevoli del fatto che i loro soldi contribuiscono all’uso fraudolento di questi animali.

Nella maggior parte dei casi, queste strutture non sono altro che operazioni commerciali di allevamento e sfruttamento di animali per una serie di attività, dalla Canned Hunting, la caccia in scatola, al commercio di ossa, al cucciolo estremamente redditizio per essere coccolato, alle walking lions e attività di volontariato.

Il ruolo dei volontari

E proprio parlando di volontariato, capisci bene che, come turisti che spendono migliaia di euro, tempo ed energie in progetti di “aiuto a strutture”, il nostro ruolo è importantissimo nella prosecuzione di certe attività malsane.

La nostra scelta è fondamentale. Scelgo un progetto in cui posso coccolare i leoncini e postare la foto su Instagram o scelgo un progetto in cui mi sporco le mani per la conservazione vera e forse il leone lo vedo da lontano con il binocolo?

Con questo non sto dicendo che sia sbagliato il desiderio di interagire con un animale selvatico. Siamo primati, siamo curiosi per Natura anche noi. Tutti vorremmo coccolare un elefante, nuotare con un delfino o accarezzare un leone. Quello che però bisogna chiedersi è: “io voglio, ma…è giusto?” E la risposta è no.

Volontariato con animali

Io per prima son stata vittima e carnefice di questo turismo fatto sulla pelle degli animali (qui trovate il mio TEDx talk in cui parlo proprio della mia esperienza)

Per il tuo progetto di volontariato o durante una vacanza, scegli quindi solo strutture che non consentano l’interazione tra l’uomo e l’animale selvatico (qualsiasi esso sia: da leoni a scimmie, elefanti, delfini, rapaci). Ogni interazione con l’uomo, è un’attività innaturale e insana per l’animale che, sebbene non possa essere rimesso in Natura e sebbene sia abituato all’uomo, rimane comunque un animale selvatico con i bisogni e le necessità di suo “cugino” libero in Natura.

Ogni volta che ti vengono proposte attività a stretto contatto con l’animale selvatico, dunque, per sapere se stai contribuendo davvero al suo benessere e alla conservazione, fatti una semplice domanda: “Se l’animale fosse libero in Natura, senza obblighi, rinforzi, ricatti e imprinting innaturale, si comporterebbe così?” .

Scegli con cura, perché ti assicuro che se per i leoni passare dal biberon al fucile è un attimo, passare da “volontario” a “carnefice” per noi, è ancora più tragicamente immediato e penso che ognuno di noi voglia tutto, meno che contribuire all’esatto opposto della ragione che l’ha spinto a fare quell’esperienza.
Sii un turista consapevole con pensiero critico. 


Articolo di Chiara Grasso, Etologa e fondatrice di Eticoscienza – Etologia Etica.

Commenti:

  • Renato

    27 Ottobre 2020

    Non sapevo ci fossero falsi santuari. Essendo lontano dal mondo della caccia e di questo tipo di turismo, mi sorprende e mi rattrista.

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