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Turisti low-cost ≠ Turisti responsabili

Viaggiare responsabilmente non significa viaggiare low cost. Si sta diffondendo questa visione distorta del turismo responsabile in cui spesso i backpakers – essendo in contrapposizione con i “turisti di massa da villaggio” – vengono identificati come viaggiatori responsabili. Niente di più sbagliato. Ho visto svariate volte backpackers gettare rifiuti a terra, “tanto è già pieno di spazzatura, io mica faccio la differenza”, non conoscere una parola della lingua locale “tanto parlano anche inglese”, vestire con shorts inguinali in luoghi in cui le donne si coprono fin sotto le ginocchia, “tanto lo sanno che siamo turisti” o chiedere ospitalità solo per dormire gratis senza apprezzare il vero senso dell’accoglienza, “Figo il couchsurfing, così dormo gratis!”. Spesso non sono informati sulla storia, usi e costumi del paese che stanno visitando: una volta in Vietnam, davanti alla salma di Ho Chi Minh, un ragazzo – occupatissimo nel fare decine di fotografie da mostrare agli amici al suo ritorno – mi ha chiesto “Ma chi  è quello lì?”. 

Una coppia di sessantenni che viaggia in Thailandia alloggiando in hotel a gestione locale e assume guide del posto durante le visite o un gruppo di persone che partecipa a un viaggio organizzato da tour operator responsabili possono essere molto più sostenibili di un backpacker che alloggia in un ostello a basso costo, viene ospitato tramite il couchsurfing e non assume guide locali perché non ha soldi da spendere (per la birra però di solito non mancano). Ho visto backpakers litigare animatamente per avere sconti di un euro per l’alloggio, poi spenderne altri dieci per comprare magic mushrooms o ganja (anche in paesi dove c’è la pena di morte per il possesso di droga). A causa di questi comportamenti sempre più diffusi, molte località si sono adeguate fornendo droghe e musica a tutto volume fino a tarda notte – anche nella giungla! – diventando così dei “luoghi per backpackers” che non fanno altro che riproporre la cultura occidentale ai turisti in visita, quindi paragonabili ai villaggi turistici, spesso criticati dagli stessi backpackers

stupid backpaker
Full Moon party in Koh Phangan, Thailand

E’ vero, viaggiare in autonomia – di solito – comporta un contatto più diretto con la popolazione locale, ma la cosa da prendere in considerazione è COME avviene questo contatto. Oltre alla qualità dell’ incontro interculturale il turismo responsabile e sostenibile tiene conto dell’impatto economico e ambientale del turista e questi tre aspetti vanno presi in considerazione nel loro complesso, non singolarmente. 

La sostenibilità di un viaggio non dipende dunque dal budget o dalla tipologia (viaggio organizzato o indipendente), ma dal PROPRIO COMPORTAMENTO e dal PROPRIO APPROCCIO MENTALE VERSO LA DIVERSITA’.

NOTA: La generalizzazione sulla categoria backpackers è utilizzata per descrivere una tendenza e non per criticare l’intera categoria, a cui io stessa appartengo.



16 Comments

  1. Paolo Rodo
    Ciao Paolo, intanto mi fa molto piacere che un gran viaggiatore come te commenti sul mio blog :)
    Hai ragione, la cosa essenziale è essere consapevoli del proprio impatto. Concordo! Ma per esserlo credo sia necessario essere informati sulla cultura locale oppure avere una spiccata sensibilità/apertura verso "l'altro".
    (Se con "informato" invece ti riferivi alla storia del paese vedi risposta sopra a proposito).
    Per quanto riguarda la spesa non conta certo quanto uno spende, piuttosto come e dove.
    Grazie per il tuo commento.

  2. Cicciola
    Io ho avuto lo stesso problema in Vietnam! Comunque non credo sia importante parlare bene la lingua locale, quello che viene apprezzato è lo sforzo del turista, il fatto che almeno ci provi… quindi andare in giro con un piccolo vocabolario o frasario e tentare di conversare andrà comunque benissimo! Mi rendo conto che in Cina deve essere abbastanza complicato…
    Per quanto riguarda informarsi non pretendo di certo che ogni persona si metta a studiare l'intera storia del paese prima di partire, ma nel post cito il Vietnam perché lì molte delle "mete turistiche" sono proprio legate alla storia e alla terribile guerra che c'è stata (e che ha coinvolto più paesi). Le informazioni sono su qualsiasi guida, per questo sono rimasta molto stupita.

  3. ciao ragazzi,trovo molto importante l'argomento,quanto vero e da prendere in considerazione.Concordo perfettamente sul giudizio dato a i cosi detti backpakers quanto incuranti della cultura locale,ovviamente nn tutti.Tanto meno credo che un viaggiatore debba essere giudicato per quello che spende o quanto informato sia.L importante e rendersi conto,specialmente quando si viaggia in zone non(ancora) influenzate dal turismo che l'impatto che produciamo sulle persone,territorio e significante. Una persona locale che incontra ad un viaggiatore gli rimane e il ricordo,cerchiamo di lasciarne uno che accresca entrambi.

  4. Condivido quello che scrivi, io cerco di essere una viaggiatrice responsabile anche se a volte è difficile rispettare ogni punto che hai proposto. Per esempio sul fattore lingua, sono andata due volte in Cina e mi sono sforzata di imparare qualche parola ma è davvero difficile. Quando sono riuscita a trovare qualcuno che parlasse inglese mi si è aperto un mondo. Nonostante ciò ho partecipato lo stesso a gite organizzate da cinesi e ho imparato molto anche se non conosco la lingua.
    Sul fatto di documentarsi sulla storia e la cultura del luogo che si va a visitare c'è da fare una distinzione che non riguarda per forza backpackers e turisti responsabili (o altre tipologie e definizioni). Secondo me c'è chi viaggia per passione, e si documenta, studia, legge. Poi c'è chi viaggia per mettere una bandierina sul mappamondo solo per la soddisfazione di dire "ci sono stato".

  5. Luca sei di una simpatia unica!
    Di solito mi piace confrontarmi con chi la pensa diversamente da me e accetto volentieri critiche costruttive, ma il tuo commento non sembra porre un'opinione sull'argomento, piuttosto corregge il testo, con tono saccente. Sinceramente non accetto critiche sul testo da una persone che scrive
    "è il tema centrale del discorso ha essere fuorviante".

  6. Ovviamente ci sono molti punti condivisibili, l'esempio lampante è prorio il sud-est asiatico come mostrato nella foto, ma è il tema centrale del discorso ha essere fuorviante. Sebbene sia vero che il backpackers non è un turista responsabile per definizione non è nemmeno vero il contrario come si evince dall'articolo e alcuni commenti.

    Pertanto mi sembra che utilizzare così la parola backpackers contribuisce a creare una stereotipo sullo stesso opposto.

    Tutto ciò nonostante il post scriptum (scritto peraltro in piccolo) che non può smorzare solo il tono generale del post.

  7. Grazie a TUTTI per i vostri contributi, complimenti, osservazioni e opinioni.

    Andrea da Bangkok
    ahaha.. lo so che rischio di essere impopolare, ma nella mia vita voglio dire ciò che penso! Poi la mia non vuole essere solo pura critica, ma un invito a viaggiare informati e consapevoli… è più bello!

    Turistalways
    La mia era una generalizzazione per replicare all'ulteriore generalizzazione sul "backpacker sostenibile". E' ovvio che non sono (siamo) tutti così, ma la generalizzazione serve per descrivere una tendenza. Ho letto il tuo post sull'abolizione della categoria ostelli alle Canarie e anche a me questa scelta pare esagerata: è sicuramente mirata a disincentivare i backpackers ad andare alle Canarie e attrarre invece turisti più facoltosi (credo che a conti fatti spendano più loro anche se tramite To o AdV). La giustificazione però non regge perchè la scelta non promuove un turismo di qualità, promuove sempre un turismo di massa.

    Manuela
    Ciao Manuela, concordo sulle visite guidate: ho visto spesso backpacker snobbare una visita guidata (cosa alla quale non rinuncio quasi mai)… ma i villaggi turistici sono veramente il male! Almeno per come sono organizzati ora. Io personalmente non ci andrei, ma non posso pretendere che tutti la pensino come me (sulla questione ho scritto un post http://www.viaggiarelibera.com/2012/02/una-critica-al-turismo-sostenibile.html)
    Infine… con questo post non voglio dar contro a tutti i backpackers e non voglio certo difendere altre tipologie di turisti, che possono essere comunque insostenibili.

    Stefania
    Ciao Stefania, grazie per il tuo contributo, ho letto il tuo articolo! Commento volentieri domani.. qui è mezzanotte e mezza!

  8. Ciao Valentina, complimenti per il tuo Blog.
    Io mi occupo di Turismo Responsabile e CONCORDO ASSOLUTAMENTE IN PIENO con quanto hai scritto!
    Un paio di settimane fa ho parlato anch'io in parte nel mio blog di questo argomento, partendo da una prospettiva inversa… cioè quella del "turismo all inclusive", che proprio a seconda del COMPORTAMENTO PERSONALE può comunque essere vissuto in maniera responsabile: http://www.ioviaggioresponsabile.it/all-inclusive-e-responsabili-perche-no/
    Mi piacerebbe avere un tuo commento all'articolo! ;-)
    Buona continuazione per il tuo Viaggio nel sud-est asiatico… e grazie!
    Stefania

  9. Non posso che essere d'accordo: essere backpacker non implica automaticamente viaggiare in modo responsabile, anzi, tante volte è proprio il contrario.
    Per come la vedo io a fare la differenza è quello che c'è dentro la testa e non sulle spalle o tra le mani (metti che tiri un trolley).
    Ottimo spunto di riflessione, che ogni tanto fa bene rispolverare: troppo facile cadere in classificazioni che sono comode ma per niente vere.

  10. Ciao Valentina!
    Ottimo post! Ormai tutti che snobbano villaggi, visite guidate ecc.. non per vivere lo spirito del posto e mischiarsi tra la gente locale.. ma – diciamolo – per scrocco.
    E si vantano pure di essere viaggiatori!
    Il confine tra turista e viaggiatore è molto sottile.. e sta nello state of mind!
    Bell'articolo! :)

  11. Ciao Valentina,
    interessante spunto, nonostante ciò bisogna stare attenti con le generalizzazioni (immagino abbiano l'unica finalità di provocare). Ti lascio una mia riflessione pubblicata qualche mese fa riguardo a una decisione delle Canarie di togliere la categoria "ostello" dalla legislazione turistica, giustificando tale fatto per promuovere maggiormente un turismo di qualità e non più di massa (http://comunidad.hosteltur.com/post/2013-04-24-el-rechazo-de-canarias-a-los-albergues-parte-1),. In questa mia riflessione dimostro come molte volte i viaggiatori backpackers che alloggiano negli ostelli siano turisti che lasciano più spesa diretta (senza intermediazione di ttoo e aavv) rispetto ai normali turisti.
    Valentina

  12. Non potrei essere più d'accordo col tuo post. Brava, sottoscrivo tutto

  13. Non posso che notare una maturazione. Concordo in pieno sul fatto che viaggiare responsabile non necessariamente significa viaggiare risparmiando – talvolta si spende di più, molto di più… Condivido e ringrazio per il bellissimo spunto di riflessione (a cui non sono nuovo)

    Lo sai però che rischi di essere impopolare così?

    :)

  14. Ottime considerazioni Valentina!
    Tutto estremamente vero, purtroppo tocca generalizzare ed inserire anche i viaggiatori nelle due macrocategorie umane: persone rispettose e persone irrispettose!

  15. Concordo, il rispetto per la cultura prima di tutto… Non dico sapere in partenza ogni singolo personaggio storico come Ho Chi Minh ma arrivato davanti alla statua accedi a internet e cerchi!!! Ma il rispetto per il popolo che visiti è obbligatorio!!!

  16. Quanto condivido ogni singola parola che hai scritto.. Mi è capitato di pensare esattamente la stessa cosa in Australia, in cui avevo sviluppato un astio irrefrenabile verso un certo tipo di backpackers. Certo, non ero in un paese in cui ci fosse bisogno di barattare, o imparare la lingua del posto essendo già inglesi, ma ho visto gente buttare spazzatura in giro (e lì non ce n'è!) anche in mezzo ai parchi naturali. Da questo punto di vista, l'Australia si è adattata così tanto a questo tipo di viaggi, che sembra tutto un pacchetto venduto e preconfezionato: praticamente un villaggio turistico. Per non parlare degli aborigeni, di cui nessuna delle persone che ho incontrato (che erano così eccitati di stare in Australia) si è posta il minimo problema; l'unica cosa importante era riportare a casa la foto di Ayers Rock per gli amici (ne parlo anche sul mio sito), senza sapere minimamente la storia e la sacralità del luogo. Per non parlare ovviamente delle Blue Mountains..

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