Pages Navigation Menu
InstagramTwitterRssFacebook

L’Apartheid – Ieri e oggi, in Sudafrica

Vi ricordate Mami? La grossa signora di colore col fazzoletto in testa, devota cameriera di Rossella O’Hara in Via col Vento? Ecco, la signora che viene a fare le pulizie nella casa che ho affittato a Cape Town è proprio così. Si fa chiamare Monica, perchè i bianchi non ricordano il suo vero nome, Nosiphiwo.

Nosiphiwo

“Nosi, dov’è che appendi il bucato ad asciugare?”
“Posso farti il bucato venerdì? Oggi non faccio in tempo”
“No no, faccio io la lavatrice, solo che non trovo lo stendino!”
“Lavi da sola i tuoi vestiti?!” esclama con stupore
“Bè, sì certo…”
“Mai visto prima d’ora un bianco che si lava i vestiti. Di solito li lasciano in giro per la casa e ci penso io”
“Nosi guarda che ci sono bianchi che si lavano i vestiti da soli! … le donne di solito, molti uomini delegano mogli e madri…”. 

Ridiamo. La goffaggine degli uomini nelle faccende di casa è una gran generalizzazione, ma è un ottimo argomento per fare amicizie femminili in tutto il mondo, di qualsiasi cultura, dalla foresta amazzonica ai grattacieli di Dubai. Comincio a preparare da mangiare, apparecchio per due e la servo io. Le chiedo del passato.

Nosiphiwo ha 41 anni, è nata e cresciuta durante il sistema di segregazione razziale forzata dell’Apartheid, che stabiliva i diritti dei cittadini in base al colore della pelle. Il termine apartheid significa “separazione” e deriva dall’afrikaans, la lingua dei primi colonizzatori di origine olandese del Sudafrica: i boeri, o afrikaners.

L’Apharteid è finita nel 1994, sono passi solo vent’anni. Oggi com’è la situazione? Nosiphiwo, con quell’aria da Mami, è la serva di qualcuno? Chi è che le fa pulire casa? Faldelah è la padrona di casa, è una sudafricana musulmana di origini malesi, e anche lei – come Nosiphiwo – ha vissuto e subìto la violenza psicologica dell’Apartheid, in quanto meticcia. Andiamo indietro cercando di riassumere la storia recente del Sud Africa, per capire qual è la situazione odierna.

Apartheid Sudafrica ieri e oggi

La politica della segregazione in Sud Africa iniziò già all’inizio del ‘900, subito dopo l’unificazione del paese, diviso fra le colonie britanniche e olandesi. In questi anni i neri già erano emarginati dai centri urbani, non potevano svolgere lavori qualificati ed erano obbligati a vivere solo in alcune aree delle città.

Nel 1948 il National Party vince le elezioni: da questo momento fino ai primi anni ’90 entrano in vigore le NUOVE LEGGI DELL’APARTHEID, che stabiliscono per ogni gruppo etnico i tipi di lavori che si possono esercitare, i luoghi dove vivere, le scuole da frequentare e i mezzi di trasporto da prendere.

  • Con il Population Registration Act gli abitanti del Sud Africa vengono ufficialmente suddivisi in quattro gruppi etnici:

– whites: i bianchi, composti da coloni di origine inglese e di origine olandese, i cosiddetti afrikaaner, che rappresentavano la maggioranza tra i bianchi;
natives: sud africani di pelle nera, detti anche black o bantu;
– coloured: meticci, detti browns; 
– indiansdi origine asiatica, prevalentemente indiani e pakistani.

Native, coloured and indians rappresentavano l’ 80% della popolazione, ma era il restante 20% di bianchi che era al governo a prendere le decisioni.

  • Con l’Immorality Amendment Act e il Prohibition of Mixed Marriage Act sono proibiti rapporti sessuali e matrimoni tra neri e bianchi. La polizia faceva irruzione nelle case private per controlli.
  • Il Reservation of Separate Amenities Act determina la separazione dei luoghi pubblici: autobus, ingressi ai negozi,  spiagge, toilettes, parchi. Bianchi e neri non potevano condividere gli stessi luoghi, accessi e mezzi di trasporto.

  • Con il Group Areas Act si rinforza la segregazione residenziale già presente, dividendo le città in aree per bianchi e per neri, spostando la popolazione di colore in quartieri periferici: le township, delle baraccopoli ai margini degli insediamenti bianchi.
  • Con il Bantu Education Act i sistemi scolastici tra bianchi e neri vengono separati. Le scuole per i bianchi erano gratuite e di alto livello, secondo gli standard occidentali. Le scuole per i bambini neri erano a pagamento, il 30% non aveva l’elettricità e il 25% non aveva acqua potabile. Ai bambini di colore veniva praticamente insegnato a servire gli afrikaaners. Nel 1976 vennero imposte le lingue dei coloni (inglese e afrikaans) come lingue di istruzione e questo portò alla rivolta di Soweto, la township dove nacque Nelson Mandela.
  • Con il Bantu Authorities Act vennero creati i cosiddetti bantustan, dei territori sparsi tra Sudafrica e Namibia che venivano assegnati ai neri in base all’etnia. L’obiettivo era creare delle riserve dove far stabilire i neri, che con questa legge venivano definitivamente privati del diritto di cittadinanza sudafricana, diventando solamente cittadini del bantustan assegnato.

Durante gli anni dell’apharteid i bianchi costrinsero
3 milioni mezzo di sudafricani a lasciare le loro abitazioni.

Storia Apartheid SudAfrica

L’apartheid viene dichiarato crimine internazionale nel 1976 da una convenzione delle Nazioni Unite ma, nonostante le pressioni internazionali, le leggi dell’apartheid rimangono in vigore fino agli anni ’90.

Nelson Mandela, premio Nobel per la pace nel 1993, fu il simbolo dell’attivismo sudafricano per la lotta all’apartheid. Fu liberato nel 1990 dopo 27 anni di carcere. La sua liberazione e la successiva elezione nel 1994 come primo presidente nero della Repubblica Sudafricana decretarono la fine dell’apartheid e l’inizio di una nuova era.

In Sudafrica oggi c’è ancora una netta divisione tra neri e bianchi. Quartieri diversi, trasporti diversi. Nessuno lo impone, ma c’è un’intera generazione che è cresciuta con l’insegnamento che i bianchi sono migliori dei neri; ci vorrà ancora del tempo per un cambiamento.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »