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“Sola in Alaska” – Intervista all’autrice Ulrike Raiser

Ulrike Raiser è di origini piemontesi, nonostante il nome tedesco. Con una doppia laurea in Storia del Teatro al DMAS  e una in Lettere Moderne, oggi insegna alle superiori e appena può si dedica alle sue due grandi passioni: viaggiare e scrivere. Ha viaggiato in Europa, Turchia, Russia, Egitto, Marocco, Tanzania, Sudafrica, Zanzibar, Seychelles, Swaziland, Giordania, India, Nepal, Cina, Malesia, Borneo, Stati Uniti, Canada, Cuba e Australia, in questa intervista ci presenta invece il suo ultimo libro sul suo viaggio in Alaska, fuori dei tradizionali circuiti turistici: Sola in Alaska. Viaggio nelle terre del lungo inverno.

Un viaggio in solitaria in Alaska è un viaggio fuori dal comune, cosa ti ha spinto a scegliere questa meta?

Sola in Alaska - Ulrike Raiser

L’Alaska è arrivata nei miei pensieri un po’ per caso. L’anno precedente ho fatto un viaggio on the road negli Stati Uniti, del quale ho amato moltissimo i momenti passati in mezzo alla natura e meno quelli trascorsi in città. Mi è quindi venuta voglia di fare un viaggio simile e ho pensato al Canada. Ho quindi iniziato ad informarmi e, casualmente, mi sono ritrovata su un sito in cui si parlava dell’Alaska. Mi sono incuriosita e appassionata così tanto che, alla fine, ho deciso di cambiare meta!

Credo che l’Alaska sia un luogo abbastanza stereotipato, molti la immaginano come una distesa di ghiaccio inospitale, in realtà com’è?

L’Alaska è una meta poco turistica, proprio perché molti la immaginano come uno scatolone di ghiaccio (gli stessi senatori americani l’avevano definita così quando l’hanno comprata dalla Russia, non avendo ancora idea dell’affare d’oro che stavano facendo). In realtà, l’Alaska è tutt’altro e ha sorpreso moltissimo anche me. L’Alaska è uno stato meraviglioso, dove la natura è ancora padrona, incontaminata e selvaggia, dove si possono incontrare orsi liberi sul proprio cammino (a me è capitato più volte), vedere ghiacciai che arrivano fino a bordo strada e guidare per ore e ore senza incontrare un’altra auto. L’Alaska rappresenta per me la libertà assoluta e il ritorno a se stessi, perché immergendosi in questi panorami così mozzafiato si ritrova anche una parte di se stessi.

Aeroplano Alaska

E chi sono gli abitanti dell’Alaska? Come vivono? ?

L’Alaska è una terra spopolata con una natura sconfinata e questa sua conformazione ha modellato la geografia umana, oltre che quella geografica. Vivere in Alaska non è semplice ma molti hanno scelto di abbandonare la loro confortevole vita proprio per trasferirsi lì. Per chi vive in città come Anchorage e Fairbanks la vita è più simile alla nostra, anche se in inverno si raggiungono temperature rigide; non sempre, però, vivere in città è sinonimo di comodità: Juneau, ad esempio, pur essendo la capitale dell’Alaska non è raggiungibile via terra, ma solo via nave o con un piccolo aereo. In generale, gli alaskani chiamano bush tutta la parte di territorio in cui si può arrivare solo in aereo, nave o slitta, per questo in Alaska molti hanno il brevetto di volo e usano l’aereo come noi usiamo la macchina. Vivere nel bush non è facile e ancora meno lo è vivere nell’estremo nord, in paesi come Barrow o Wiseman, dove si raggiungono temperature invernali rigidissime (fino a -50°) tali da dover vivere in case costruite su palafitte così da non sciogliere il permafrost, rischiando di far sprofondare le abitazioni nel terreno.

Ci racconti un incontro che ti ha colpito?

Sono molti gli incontri che mi hanno colpito: non mi dimenticherò mai, ad esempio, quello con un cacciatore che cacciava gli alci solo con la lancia, oppure quello con John, che mi ha portato a vedere le balene, che conosceva così bene, essendo loro frequentatrici abituali della zona, da aver pure dato un soprannome ad una di esse. Ecco, lui mi è piaciuto molto perché è l’esempio di come si possa vivere a stretto contatto con la natura in modo semplice e rispettando l’ambiente e gli animali.

Orso Alaska

Quanto è durato il viaggio e come ti sei organizzata prima e durante?

Il mio viaggio è durato un po’ più di tre settimane. Come per ogni viaggio, anche per questo mi sono organizzata con largo anticipo: per un viaggio estivo inizio a prepararmi in autunno, cominciando a prenotare aeri, ostelli e mezzi di trasporto, in modo da trovare le tariffe più convenienti. Prima ancora di utilizzare una guida di viaggio, faccio molte ricerche in internet, contatto chi vive nei luoghi che voglio visitare, chi ci è già stato e gli uffici turistici locali, in modo da avere più informazioni possibili. Quando parto, quindi, ho già un itinerario stabilito e quasi tutto prenotato, in modo da non perdere tempo una volta sul posto. Questo non significa che poi il mio itinerario non possa essere modificato: in un viaggio può sempre capitare qualche imprevisto (anche piacevole) o di incontrare qualcuno che ti consigli di cambiare l’itinerario per svariati motivi; per questo motivo preferisco le prenotazioni che permettano un buon margine di disdetta senza pagamento di penali.

Anche io, come te, amo il viaggio in solitaria, la chiamo “meditazione errante”. Ti pongo quindi le stesse domande a cui di solito rispondo: hai mai sofferto la solitudine in viaggio? Cosa ti spinge a partire da sola?

Non viaggio sempre da sola, ma durante i miei viaggi in solitaria non mi è mai capitato di soffrire la solitudine, per diversi motivi. Prima di tutto il viaggio è spesso per me un momento importante in cui riordinare le idee e aver il tempo e le energie per entrare in contatto con delle parti di me che, magari, trascuro negli altri momenti. Poi partire da soli non vuol dire necessariamente viaggiare da soli; durante ogni viaggio, infatti, si fanno molti incontri e, a volte, si sceglie anche di condividere un pezzo di strada insieme. Per questo preferisco gli ostelli agli alberghi: sono più economici e permettono di incontrare altri viaggiatori solitari e di passare, se si ha voglia, dei momenti con loro.

Mi è capitato di soffrire la solitudine più durante la mia vita quotidiana che in viaggio. In viaggio mai, anche perché mi accompagna sempre la scrittura, che è una formidabile compagna di viaggio.

Foche Alaska

Le 7 parole chiave del libro

Orsi: il primo incontro con un orso non si scorda mai e, a pensarci, mi emoziono ancora adesso. Gli orsi, come anche altri animali, sono protagonisti immancabili del mio libro.

Movimento: in Alaska c’è molto movimento, costantemente, c’è chi viene e chi va, per cercare fortuna, avventure estreme, solitudine, wilderness.

Ironia: ai viaggiatori solitari possono capitare momenti davvero divertenti; nel mio libro, quindi, è immancabile una certa dose di ironia.

Natura: in Alaska la natura è sorprendente e accogliente. Viaggiando attraverso l’Alaska ci si sente abbracciati da tutta questa natura così predominante; è una sensazione che cerco di rendere in ogni pagina che ho scritto.

Incontri: ogni viaggio è un incontro con se stessi e con altre esistenze e culture. Nel libro ho dato spazio alle storie di chi ho incontrato e che mi sono state raccontate, in modo da dare un’idea di come si vive in Alaska a 360°.

Divertimento: gli alaskani vivono in un territorio freddo e non facile, ma sanno come divertirsi. Nel mio libro racconto anche di questo, di come trascorrono i lunghi inverni e le fresche estati organizzando manifestazioni e gare alquanto singolari.

Libertà: è la sensazione che più ho provato in viaggio ed è ciò che cerca chi si trasferisce in Alaska. L’intento del mio libro è proprio quello di far nascere il desiderio di libertà in chi lo legge e di dipingere l’Alaska come una porta d’accesso proprio verso la libertà. Partire per credere!

Dove possiamo acquistare il libro?

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