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Bukit Lawang e gli oranghi: un esempio di ecoturismo insostenibile (Indonesia)

La mia ultima tappa in Indonesia è stata Bukit Lawang nell’isola di Sumatra. La località è meta di molti viaggiatori per i trekking nella giungla e gli avvistamenti degli oranghi. La parola malese “orangutan” significa “uomo della foresta” (orang=persona hutan=foresta). Questi primati dal pelo rossastro vivono solamente nel Borneo e a Sumatra. L’Indonesia — che ospita il 90% degli oranghi del mondo — è la nazione con uno dei più alti tassi di deforestazione al mondo, causata per lo più dalle piantagioni di olio di palma e dal taglio illegale. (Ho visto coi miei occhi intere foreste rase al suolo e sconfinate piantagioni di olio di palma. Se volete saperne di più consiglio la lettura di questi articoli:

orangutan con figlio2L’orangutan è un animale a rischio di estinzione e le principali minacce all’esistenza della specie sono il disboscamento, che comporta la distruzione del loro habitat, e il contatto con gli esseri umani, che possono facilmente trasmettere loro malattie. Per tutelare gli ultimi esemplari rimasti in libertà ci sono alcuni comportamenti da adottare e da evitare durante l’incontro con gli orangutan. In breve:
– i viaggiatori che presentano sintomi influenzali non possono avvicinarsi agli orangutan
– i trekking prevedono un numero massimo di sette persone per limitare il proprio impatto
In caso di avvistamento:

– non chiamare gli orangutan, non sono animali domestici
– non tossire, starnutire, fumare o mangiare
– non parlare ad alta voce o fare movimenti bruschi
– non usare il flash per le fotografie
– non dare da mangiare all’orangutan: è il miglior modo per trasmettere i propri batteri
– non lasciare rifiuti in foresta (anche l’organico come bucce di banana o resti di cibo).

Queste informazioni sono reperibili nella guida della Lonely Planet, che dedica un’intera sezione all’argomento e ogni buona guida dovrebbe avvisare i turisti prima di ogni escursione. Nonostante questo sul web numerosi siti mostrano fotografie di turisti che chiamano e toccano gli animali attraendoli con del cibo: comportamenti spesso dovuti a disinformazione o semplice inesperienza nel contatto con gli animali.

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Feeding platform

A Bukit Lawang è possibile vedere gli oranghi selvatici (così dicono) partecipando ad un trekking oppure andando alla feeding platform, dove alcuni esemplari in fase di reinserimento in natura vanno a mangiare due volte al giorno. Ci sono dunque due possibilità per soddisfare le diverse esigenze dei turisti (perchè è di questo che si tratta). Chi vuole avere la sicurezza di vedere gli orangutan può recarsi alla feeding platform, mentre chi desidera osservarli in natura può avventurarsi nella giungla con una guida, consapevole che potrebbe anche non avvistare nessun esemplare, cosa assolutamente normale se si vogliono avvistare animali selvatici. A Bukit Lawang però qualcosa non torna: la situazione anomala di seguito descritta non è stata notata solo da me, ma da altri turisti, nonchè la stessa Lonely Planet e dalla Sumatran Orangutan Society.

La mia intenzione era quella di partecipare ad un’escursione di qualche giorno nella giungla, ma a causa di una febbre improvvisa ho dovuto optare per una sola giornata di trekking, che pare sia il tour più richiesto a Bukit Lawang. Ho avuto la fortuna di essere accompagnata in foresta da una buona guida, che in più di una situazione si è mostrata responsabile, informata e attenta. Il luogo è incantevole e gli oranghi sono degli animali straordinari, ma il trekking è più simile ad una gita in uno zoo e non ha nulla a che fare con un trekking nella giungla (ne ho fatti parecchi): siamo partiti in quattro più la guida, ma ho incontrato più turisti nella giungla che in ostello e in poche ore abbiamo visto sei orangutan. Non è normale avvistare tanti animali selvatici (purtroppo non lo sono più) in poche ore.
Quando una delle guide avvista un orango chiama le altre, spesso urlando, che immediatamente si avvicinano con i loro gruppi: venticinque persone a pochi metri da un orango che scattano fotografie con il flash. L’orango “selvatico” intanto mangia una banana, anche se non ci sono alberi di banani attorno. Le guide sedute a terra fumano e parlano ad alta voce, alcune gettano i mozziconi a terra. Proseguiamo, notiamo dove hanno sostato altri gruppi per il pranzo: a terra resti di cibo e alcuni tappi di plastica. La mia guida raccoglie tutto e si sfoga confidandomi che su centocinquanta guide solo una trentina segue le norme di comportamento.I turisti vogliono vedere gli animali selvatici in un giorno di trekking e le guide danno da mangiare agli oranghi per essere sicuri di soddisfare le loro aspettative ed evitare lamentele mi dice Joseph con sconforto. E’ vero, io stessa ho incontrato dei turisti che si lamentavano di essere andati a fare un trekking (di un solo giorno, quindi senza addentrarsi troppo nella giungla) e non aver avvistato nessun animale. “Io ho visto gli orangutan che si ammalano a causa dei batteri umani: vengono presi dalla giungla e messi in quarantena, in una gabbia. Piangono, li ho ho visti coi miei occhi! E’ straziante. Negli ultimi anni ne sono morti una decina racconta Joseph. “Una volta i turisti si trattenevano di più e facevano trekking più lunghi, adesso si fermano per un giorno, vogliono vedere gli “oranghi selvatici” poi se ne vanno. Prima le guide erano molte meno, ma almeno facevano il loro lavoro con passione“.

orangutanSe un turista ha poco tempo a disposizione e vuole avere la certezza di vedere un animale selvatico perchè pretende di vederlo in poche ore di trekking, quando ha la possibilità di osservarlo e fotografarlo allo stato semi-brado, in fase di reinserimento in natura, alla feeding platform? Quando si parte per un trekking e si vogliono vedere animali selvatici nessuno può garantire gli avvistamenti, e se lo fa c’è qualcosa che non va. Bukit Lawang è un esempio concreto di come il comportamento di ogni singolo viaggiatore possa influenzare non solo l’offerta turistica, ma anche la sopravvivenza di una specie in via di estinzione. 
 Se avete in progetto un viaggio in Indonesia non perdetevi Bukit Lawang, ma consiglio di fare un trekking di qualche giorno per avere un’esperienza più autentica. Se il tempo non vi permette di trattenervi a lungo optate per la feeding platform o il trekking di un giorno, ma di fronte alle guide che non rispettano le norme di comportamento mostrate la vostra disapprovazione o comunicatelo all’associazione delle guide di Bukit Lawang, solo così le cose possono cambiare.

Lo stesso argomento di questo post viene affrontato nel dettaglio dalla Sumatran Orangutan Societyin questo documento viene approfondito lo stretto legame tra turismo e mortalità degli oranghi a Bukit Lawang.