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Quando Buddha va al rave (Birmania)

Fascinazione esotica. Riflessione, profondità di pensiero, permeazione del senso religioso nel quotidiano. Spiritualità diffusa e sentita, che s’intrufola in ogni azione. 
Stacco. Idealità versus realtà. Strappo.
La visione stereotipata, banalizzata, che molti occidentali hanno dell’Asia e del Buddismo cozza talvolta contro l’esperienza. E fa rumore.
Kyaukme, villaggio nel nord dello Stato Sham, Birmania (o Myanmar, come imposto dalla dittatura militare). Culla del buddismo, dove i viaggiatori – fuoriusciti dalle autostrade turistiche dei tour organizzati – cercano rifugio tra natura e cultura autoctona.

Un trekking che salta a causa degli ultimi acquazzoni di stagione. La mite ragazza della guesthouse raccomanda di non mancare a un evento che coinvolgerà tutti: 22 ottobre, è il giorno di Kathina (Kathain Festival), sentito momento rituale annuale del Buddismo Theravada. I buddisti si riversano per le strade e fanno festa allestendo pittoreschi carri colmi di doni per i monaci: stoffa per abiti e altre necessità per il Sangha monastico come sandali, ombrelli, ciotole per l’elemosina, cibo, sapone, asciugamani, anche denaro (esposto in genere in cornici di legno a forma di albero). In genere anche studenti e lavoratori che vivono fuori dal villaggio attendono con ansia di fare ritorno a casa per questa ricorrenza. Per Hsipaw questa è la giornata più importante dell’anno, che regalerà una risonanza che attraversa l’intera nazione.

Andiamo.

“Ollellè ollallà, faccela vedè, faccela toccà”. Irrompe violento, di lontano, un coro da stadio volgare e greve. Di italica, brutale impronta. Che succede? Cosa diavolo c’entra con il buddismo?
 
punk Birmania.jpg
Si scorgono per le strade, sempre più immanenti e rumorosi, sfilze di carri stile Carnevale di Rio. Invece no. Il rombo assordante di musica techno rimanda ad altre atmosfere, ancor più aspre e selvagge. Un mix tra un rave party e una love parade. Ma più rave, perché tutt’intorno i giovani del posto – agghindati con un look vagamente grunge, alcune creste punk e i volti imbrattati da un trucco rozzo che avrebbe fatto rabbrividire persino i Kiss – ballano a ritmi forsennati, con sguardi persi e vacui. Alcuni riversi a terra, senza più energie. Consumati dall’ebbrezza, in pieno pomeriggio, evidentemente sotto l’effetto di alcol o droghe. Vomitano, svengono cadendo come birilli, vagano e ciondolano, s’accasciano sui carri o nelle auto. Decadenti, devastati e vuoti. Una processione religiosa. Senza Dio. Senza Buddha. Senza senso. 

 

Ma Buddha, Buddha dov’è? Buddha al rave? Sì, è la sua festa e campeggia sopra ogni carro, immagine vuota e solitaria. Fuori contesto. Nessuno lo sente, lo guarda, lo avverte. Forse giusto quella vecchia in abiti tradizionali, seduta in un angolo, che lo scruta sorniona filtrando con gli occhi inumiditi dagli anni i ragazzi che si scatenano di fronte alle casse. Sembra uscita da una cartolina, residuo di una tradizione annacquata di mondialità che avvolge come edera e s’impossessa di momenti di spiritualità che non le appartengono. Poco local, molto glocal.
 
Rituale buddista Birmania.jpg
 
La vecchina quasi stride. Come i cinque sparuti suonatori che, con i loro strumenti tradizionali, interrompono il lungo flusso di carri chiassosi. Altre icone dei tempi che furono, cancellati da youtube o da itunes (la connessione zoppica, ma almeno la maggior parte dei siti oggi è accessibile) suonano e sorridono, nonostante la bolgia che li avvolge, ma i loro strumenti non amplificati sono muti. Passano i turisti, scattano una foto per catturare residui d’autenticità, poi, coi volti increspati di delusione, li abbandonano alle loro melodie retrò. Giovani monaci lungo i marciapiedi osservano silenziosi, con la bocca socchiusa. Son perplessi per la visione stridente o semplicemente invidiano i coetanei nello sballo?
L’Oriente si muove a ritmo techno, mentre in Occidente fantastichiamo di oasi di spiritualità che non esistono più. Ollellé Ollallà.
Modernizzazione Birmania.jpg
Ragazzi birmani ballano musica tecno di fronte alla sede della National League for Democracy
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Il mio commento
La modernizzazione arriva prima o poi ovunque, ma quando entra violentemente dentro quello che dovrebbe essere un momento di spiritualità (indipendentemente dalla religione), il termine appropriato, per me, è decadenza.

Consiglio di leggere…

Per conoscere meglio la storia della Birmania e della National League for Democracy, consiglio di leggere questo post su Aung San Suu Kyi, la donna simbolo mondiale della lotta per la democrazia.

 



3 Comments

  1. Quando ho visto il video non volevo crederci!

    • Figurati io che mi son vista la scena! Ero sbalordita.

  2. Non posso che essere d'accordo con il tuo ultimo commento. Spesso assisto a questo assurdo e brutto contrasto anche qui in Thailandia.

    Se passi da me c'è un piccolo riconoscimento per te!

    http://www.mammainoriente.com/premi/di-nuovo-liebster-award-ma-come-blog-di-viaggio/

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