Pages Navigation Menu
InstagramTwitterRssFacebook

Bali dietro le quinte

Il mio primo giorno a Bali
Chris da Java a Bali (Indonesia)
Chris si presenta chiedendomi se ho bisogno di aiuto mentre sto goffamente guardando la mappa cercando di capire dove sia finita. Penso: “Eccone un altro che vuole vendermi un passaggio in motorino”, ma mi accorgo che è in bicicletta, cosa rara nella zona di Kuta e Legian, dove le strade sono affollate di auto e scooter. Nella mattinata avevo già chiesto a due-tre venditori se noleggiassero biciclette, ma guardandomi come fossi un marziano mi avevano detto che non le vuole più nessuno e che ora ci sono solo scooter. Eh no… Chris ha una bicicletta! Gli chiedo subito dove l’ha presa e lui si propone di accompagnarmi. Camminiamo a lungo parlando della medicina occidentale e di quella orientale, di come la medicina “ufficiale” non riconosce che siamo fatti di energia oltre che di carne. E’ un uomo sulla quarantina, è originario di Java, ma vive a Bali da ormai otto anni. Quando gli chiedo di cosa vive mi risponde che cura le persone con le sue mani non chiedendo nessun compenso, ma sono i suoi stessi pazienti a fargli delle donazioni quando guariscono. A volte dà lezioni di golf e di shiatsu. Ok, è mezzo matto, ma sento che è una persona onesta. 
Cibo Bali

Ci fermiamo a mangiare in una bettola frequentata solo da indonesiani, dove si rifiutano di farmi prendere il cibo con le mani come fanno tutti. Quando spiego che per me non c’è nessun problema e comincio a prendere quegli strani bocconi con le mani mi guardano tutti con stupore. Il pranzo si trasforma in un’animata lezione di bahasa, la lingua indonesiana, tra le risate degli uomini e i timidi sorrisi delle donne.  Dopo aver gustato interiora di pollo fritte, cavoli lessi e riso in salsa d’arachidi piccante, ringrazio la cuoca e – mentendo spudoratamente – mi complimento per il cibo molto buono: Makanan ini enak in bahasa. Provo a pagare io, ma Chris oppone resistenza, insisto e gli do 20.000 Rp (più o meno 2€) per pagare i due pasti. Lui torna portandomi 1.000 Rp di resto (1 centesimo di €). Adesso sono io ad essere sbalordita.

Chris mi invita a casa sua.
Per quanto ne so potrebbe anche essere un serial killer e in viaggio sono sempre molto attenta a non incappare in situazioni spiacevoli, ma questa volta accetto. Camminando verso casa si scusa più volte per quello che vedrò, mi dice che anche se sembra vestito bene in realtà non ha soldi, che ha solo tre cambi di abiti. La camicia e i pantaloni belli li indossa quando deve convincere i turisti australiani ad ingaggiarlo come istruttore di golf in spiaggia. Ha imparato a giocare a golf sui libri e con queste lezioni riesce a pagare l’affitto di una camera senza cucina e con un bagno condiviso con altre sei persone. Lo rassicuro dicendogli che l’importante è che ci sia quel caffè che mi ha offerto; tutto contento mi dice che ha un bollitore e che mi farà il caffè al ginger. Celo con un sorriso il mio sbigottimento di fronte all’abbinamento delle parole ginger e caffè. 

Bali dietro le quinte

L’edifico è fatiscente, il bagno comune è sudicio e la camera ha solo un materasso a terra e un armadietto. Ci sediamo e sorseggiando il caffè al ginger, che non è poi così male, mi racconta della sua famiglia, di come sono morti i suoi genitori e di sua sorella che ha un pezzo di terra a Java. Io gli racconto della mia famiglia in Italia, gli mostro le foto di mia mamma e dei miei asini, gli racconto di come è morto mio padre. Gli chiedo qual è il suo sogno nella vita. Mi risponde che vorrebbe avere una sistemazione più dignitosa dove passare la sua vecchiaia. Parliamo a lungo del suo percorso di vita spirituale, della religione indu, dell’islam e del cristianesimo. Mi spiega che in Indonesia sono riconosciute cinque religioni e che il credo religioso deve essere indicato sulla carta d’identità.

Religione sulla carta d'identità in Indonesia
La stanza è piccola e misera, ma sono le persone che creano i luoghi, e la ricchezza d’animo di Chris colma la miseria del luogo rendendolo caldo e accogliente. La conversazione va avanti un paio d’ore, Chris è entusiasta di insegnarmi altre frasi in bahasa, che scrive soddisfatto sul mio taccuino. E la bicicletta? Ce ne siamo proprio dimenticati! Ci andremo domani. Ormai è quasi buio, insiste per accompagnarmi al mio alloggio e durante il cammino mi informa del giusto prezzo di ogni oggetto che vediamo, affinché non venga truffata: “Coi turisti ci provano sempre!”. Si raccomanda di non tenere il cellulare in tasca o lo zaino penzolante. Ci salutiamo come fossimo grandi amici.



4 Comments

  1. Trasmettere emozioni attraverso un post? Credo che questo sia il miglior complimento che si possa ricevere.. Grazie! :)

  2. Si Vale racconta racconta….la vita è un'emozione così! Un abbraccio Laura

  3. mentre leggevo il tuo primo giorno…mi sono sentita quasi li con te, grazie per le belle emozioni che ci fai vivere, continua a raccontare Vale!!!

  4. non male per il primo giorno ;)
    continua a raccontare gli incontri, ci piacciono!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »